Riconoscimento status di rifugiato a cittadino senegalese perseguitato a causa del suo orientamento sessuale (Tribunale di Venezia 05/07/16)

Tribunale di Venezia, ordinanza del 5 luglio 2016 della dott.ssa Chiara Martin.

Il Tribunale di Venezia, in persona del Giudice dott.ssa Chiara Martin, ha annullato il provvedimento della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale competente nella parte in cui non ha riconosciuto al richiedente il diritto di soggiorno ai sensi della Convenzione di Ginevra dichiarando il diritto del medesimo al riconoscimento dello “status di rifugiatoex artt. 2, 3, 5 e 7 del D.Lgs 251/2007 – attuativo della direttiva 2004/83 CE – ed al rilascio del permesso di soggiorno da parte della Questura competente. L’Organo Giudicante, infatti, ha ritenuto che la dichiarazione del ricorrente di essere fuggito dal proprio Paese di origine a causa del suo orientamento omosessuale risulta integrare il rischio di persecuzione diretta. Secondo il rapporto di Amnesty International, infatti, in Senegal, paese di origine del richiedente protezione internazionale, solo nell’ultimo anno sono state arrestate circa 22 persone, tra uomini e donne, per il loro diverso orientamento sessuale ritenuto “contro natura. In particolare i cittadini del Senegal di orientamento omosessuale sono costretti a violare le leggi nazionali per poter vivere liberamente la propria sessualità. Tale condizione osta in ogni suo aspetto ai principi di non discriminazione, di uguaglianza formale e sostanziale e di libertà contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e nella nostra Costituzione.

In relazione poi alla reale condizione di omosessualità il Giudicante ha ritenuto idonei, come elementi probatori, le dichiarazioni del richiedente, la circostanza che lo stesso abbia frequentato il circolo Arcigay e soprattutto la prodotta documentazione scritta contenente la dichiarazione del proprio compagno circa la reale esistenza della relazione.

L’Autorità ha pertanto ritenuto che:

Rilevato pertanto che nel caso in esame può dirsi provata la condizione di omosessualità del ricorrente, e che deve pertanto ritenersi fondato il timore del medesimo, nel caso di rientro nel proprio paese d’origine di essere per tale motivo perseguitato, ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951, va riconosciuto a **** **** o status di rifugiato[…]”.

Massima redatta dal Dott. Gabriele Bettini

Caso dell’Avvocata Chiara Pernechele

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