Costa d’Avorio: Aggiornamento situazione politica (2014- 2016)

 

  • 2 febbraio 2016: La difesa di Gbagbo accusa Ouattara e la Francia di alcuni massacri alla popolazione avvenuti tra 2010 e 2011, che quindi non dovrebbero rientrare come prove dell’accusa.
  • 28 gennaio 2016: Prende il via presso la Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja il processo all’ex presidente ivoriano Laurent Gbagbo, accusato di crimini contro l’umanità. Su Gbagbo, pendono quattro capi di imputazioni per crimini contro l’umanità: omicidio, atti inumani e tentato omicidio, stupro e persecuzione. Quello a Gbagbo è il primo processo della CPI ad un ex capo di stato.
  • 12 gennaio 2016: La presidenza della Costa d’Avorio rende nota lista dei ministri del nuovo governo guidato da Daniel Kablan Duncan, riconfermato premier il sei gennaio scorso dal presidente Alassane Ouattara. La squadra di governo è composta da 36 ministri e nove collaboratori del capo dello Stato o del premier con il rango di ministri. Si tratta, secondo l’espressione utilizzata da Duncan, di un esecutivo di “combattimento” che vede la presenza di nove donne trai suoi membri, quattro delle quali di nuova nomina.
  • 6 gennaio 2016: Il presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, ha rifiuta le dimissioni presentate poche ore prima dal capo del governo Daniel Kablan Duncan, al quale spetterà così il compito di formare un esecutivo “più forte e stabile” rispetto al precedente. Finora, i 32 membri dell’esecutivo sono stati per lo più esponenti della coalizione al potere, l’RHDP, ed è difficile che nella prossima squadra di governo rientrino esponenti dell’opposizione.
  • 31 dicembre 2015: Il presidente Alassane Ouattara annuncia un’amnistia presidenziale per circa 3100 persone. Durante un discorso alla nazione, ha accolto con favore il fatto che tra i detenuti rilasciati ce ne siano anche alcuni legati alla crisi post-elettorale che portò alla guerra civile del 2010. Ouattara giustifica la sua clemenza dicendo di volersi “personalmente impegnare per la riconciliazione nazionale”.
  • 2 dicembre 2015: Undici persone, tra cui sette soldati, muoiono in scontri a fuoco dopo essere stati attaccati da circa con 15 uomini armati non identificati in due campi militari in Costa d’Avorio, vicino al confine con la Liberia, precisamente a Olodjo, nella regione di Grabo. La nazione dell’Africa occidentale ha subito attacchi da uomini armati non identificati vicino il confine con la Liberia in almeno tre precedenti occasioni negli ultimi due anni. L’ultimo assalto è avvenuto in gennaio, in quell’occasione morirono due soldati ivoriani. I militari hanno arrestato otto assalitori, di cui tre provenienti dal Burkina Faso e uno dal Togo.
  • 4 novembre 2015: Il presidente ivoriano rieletto, Alassane Ouattara, presiede il primo consiglio dei ministri del secondo mandato, il giorno dopo la sua investitura ufficiale. La sua prima decisione è quella di mantenere la sua squadra di governo in carica.
  • 2 novembre 2015: Il neo rieletto presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, esclude la possibilità di un governo di unità nazionale. Il presidente ivoriano ha, inoltre, promesso di continuare a governare con i suoi alleati perché, “io penso che quando si vince con degli alleati, si deve governare insieme. Abbiamo un bilancio straordinario e continueremo insieme”.
  • 26 ottobre 2015: Il presidente uscente Alassane Ouattara, 73 anni, viene rieletto per un nuovo mandato di cinque anni alla guida del paese. Ad annunciare l’esito delle elezioni presidenziali è la Commissione Elettorale Indipendente, secondo cui il capo di stato ha raccolto al primo turno l’83,66% delle preferenze, pari a più di due milioni di voti.
  • 22 ottobre 2015: Si contano oltre 2000 osservatori in tutto il paese per monitorare le elezioni del prossimo 25 ottobre: a metterli in campo è Peace-CI, coalizione di circa 200 organizzazioni non governative ivoriane, nella più grande iniziativa di questo tipo tra quelle annunciate per le presidenziali. Secondo le organizzazioni della società civile, la presenza degli osservatori dovrebbe aiutare ad evitare il ripetersi di violenze come quelle seguite alle elezioni del 2010.
  • 9 ottobre 2015: Inizia la campagna elettorale per le presidenziali. Il capo dello Stato,Ouattara, ha deciso di lanciare la propria campagna nella capitale Yamoussoukro, città natale del primo presidente ivoriano Felix Houphouet-Boigny, dove potrà godere del sostegno del leader del Partito Democratico della Costa d’Avorio (PDCI), Henri Konan Bedié.
  • 6 ottobre 2015: L’ex ministro degli esteri della Costa d’Avorio e attuale candidato dell’opposizione alla presidenza, Amara Essy, membro del gruppo di opposizione Coalizione Nazionale per il Cambiamento (CNC), annuncia di aver ritirato la sua candidatura alle elezioni previste per il 25 ottobre. Ha dichiarato che il procedimento in atto non è democratico perchè dominato dalla coalizione in carica.
  • 11 settembre 2015: Dopo la pubblicazione della lista dei candidati per le elezioni presidenziali in Costa d’Avorio, manifestazioni sfociate poi in scontri, si svolgono nei sobborghi di Bayota, nella parte orientale del paese. I manifestanti rispondono al richiamo di una parte dell’opposizione che è contraria alla ricandidatura del presidente Ouattara alle prossime elezioni del 25 ottobre, per le quali è attualmente favorito. Barricate sono state erette sulle strade dai manifestanti, bloccando il traffico. Gli autotrasportatori della regione avrebbero cercato di smantellare rapidamente i blocchi stradali, e ciò avrebbe portato, secondo una fonti locali a una battaglia tra le due parti nella quale sarebbero subentrate anche lo forze dell’ordine. Sarebbero stati usati machete e coltelli e un uomo di cinquant’anni è morto per le ferite. Altri feriti negli scontri sono stati portati al più vicino ospedale. Un clima di alta tensione regna in questo momento nella regione, secondo le testimonianze che raccontano di una popolazione che teme rappresaglie. Ma le manifestazioni si sono svolte, non a caso, in tutta la regione regione natale dell’ex presidente: nella sua città d’origine, Gagnoa, e anche a Yopougon, quartiere popolare favorevole a Gbagboa a ovest di Abidjan. Ma senza vittime.
  • 10 settembre 2015: sono 10 gli aspiranti alla presidenza accettati dal Consiglio dopo attento scrutinio. Tra essi vi è anche il presidente uscente Ouattara.
  • 26 agosto 2015: In vista delle presidenziali ad ottobre 2015, si candidano 33 persone. Tuttavia solo 14 di queste, dopo aver depositato il proprio dossier alla Commissione Elettorale Indipendente (CEI), hanno realmente versato i 40mila dollari previsti dalla legge. La pubblicazione ufficiale dei candidati, dopo che i dossier avranno passato il vaglio della Corte Costituzionale ivoriana, avverà il 10 settembre e la campagna elettorale aprirà il 10 ottobre per chiudersi il 23, il 25 apriranno, invece, le urne per il primo turno.
  • 6 giugno 2015: La polizia della Costa d’Avorio libera 48 bambini schiavi dopo aver compiuto delle incursioni all’interno delle piantagioni di cacao nella parte occidentale del paese e ha arrestato 22 persone accusate di traffico di minori e di sfruttamento.
  • 5 maggio 2015: Tre dirigenti del Fronte Popolare Ivoriano (FPI), partito dell’ex presidente della repubblica Laurent Gbagbo, vengono arrestati dalla polizia della Costa d’Avorio. Hubert Oulaye e Sébastien Dano Djédjé sono stati prelevati nelle rispettive abitazioni, mentre il leader giovanile Justin Koua è stato fermato sul posto di lavoro, a Bondoukou, nell’est. I tre, nel maggio 2014, avevano preso parte ad un raduno di militanti del partito che aveva proclamato proprio Gbagbo presidente del FPI, in contrapposizione all’attuale capopartito Pascal Affi N’Guessan. In gioco vi sarebbe stato il nome di chi dovrà affrontare nelle elezioni del prossimo ottobre il capo di stato uscente Alassane Ouattara. Per la giustizia ivoriana, tuttavia, Gbagbo è incandidabile in quanto sotto processo all’Aja con l’accisa di crimini di guerra e contro l’umanità 
  • 24 aprile 2015: Ouattara chiede la rimozione dell’embargo ONU sulle armi. Secondo il presidente l’embargo non avrebbe più ragion d’essere visti i risultati dei programmi di disarmo e reinserimento degli ex combattenti che ha fatto registrare un tasso d’adesione del 78%. Anche le riforme del settore della sicurezza, secondo il capo dello stato, sono state realizzate “al 90%”. Tuttavia le cifre fornite dalle autorità rivelano che 21.000 ex ribelli (su un totale di 74.000 combattenti) devono ancora essere smobilitati.
  • 13 aprile 2015: Il presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, durante un incontro con alcune vittime delle violenze della crisi postelettorale del 2010-2011 trasmesso dalla televisione nazionale, annuncia che gli accusati di crimini e atrocità di quei giorni “saranno giudicati dalla giustizia ivoriana” senza dunque nuovi interventi della Corte Penale Internazionale.
  • 25 marzo 2015: Il presidente Ouattara nomina Paul Simeon Ahouana, arcivescovo di Bouaké (seconda citta del paese), a capo della Commissione Verità, Dialogo e Riconciliazione (CDVR) creata per guidare il delicato percorso di riconciliazione nazionale in un paese diviso tra cristiani e musulmani ed ancora segnato dalle guerre. Pur avendo assistito ad una ripresa della sua economia, il maggior produttore di cacao del continente africano resta preda di profonde divisioni politiche e settarie che ne minacciano la stabilità interna. Ouattara è accusato dai suoi detrattori di giustizialismo e di perseguire solo i sostenitori dell’ex presidente, ma di lasciare sostanzialmente impuniti i suoi stessi collaboratori.
  • 10 marzo 2015: Simone Ehivet Gbagbo, moglie dell’ex presidente Laurent Gbagbo, viene condannata a venti anni di carcere per il suo ruolo durante le violenze postelettorali del 2010-2011, in cui sono morte più di 3mila persone. Simone Ehivet Gbabgo avrebbe dovuto essere giudicata dalla Corte Penale Internazionale, ma la Costa d’Avorio aveva negato l’estradizione.
  • 19 novembre 2014: si avviano le trattative per calmare i militari ivoriani che nei giorni precedenti erano scesi in piazza a Bouaké ed Abidjan per rivendicare aumenti salariali ed il pagamento degli arretrati.

FONTI:

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