Apostasia e Legge Islamica

L’apostasia è l’abbandono formale e volontario dalla propria religione. All’apostasia può seguire sia l’adesione a un’altra religione (conversione) sia una scelta areligiosa (ateismo o agnosticismo).

Molte religioni considerano l’apostasia un vizio, una degenerazione della virtù della pietà nel senso che quando viene a mancare la pietà spesso l’apostata viene fatto bersaglio di condanne spirituali o materiali ed è rifuggito dai membri del suo precedente gruppo religioso.

Nell’Islam la ridda (termine per indicare l’apostasia) comporta l’applicazione di una delle pene –hadd previste esplicitamente dalla Sharia. Il murtadd (apostata) viene sanzionato con la pena capitale se l’atto non è avvenuto per sfuggire alla morte o a un pericolo grave per sé o per i propri cari e se è stato compiuto con la precisa intenzione (niyya) di abbandonare la “vera fede”. Al colpevole viene imposto un periodo di riflessione da compiere in stato di reclusione (le scuole giuridiche divergono circa la durata temporale, anche se l’orientamento è portato a concedere 3 giorni al reprobo) dopo la quale o si torna alla primitiva condizione di musulmano o si affronta la pena di morte. Dalla pena è escluso chiunque si trovi in stato di insanità di mente, anche temporanea, mentre la dottrina prevede un trattamento assai più lieve per la donna, per la quale non si indica in linea di massima un limite temporale per il suo possibile pentimento.

È da ricordare che, in alcuni paesi, la famiglia del coniuge dell’apostata ha in pratica il diritto di eseguire per suo conto la pena di morte a salvaguardia dell’onore familiare così fortemente vilipeso, senza essere chiamato a renderne conto in giudizio.

La pena di morte per gli apostati è predicata in numerosi hadith, i detti attribuiti al profeta Maometto, tra cui vi è l’hadith narrato da Ikrima: “Alì bruciò alcune persone ipocriti […] il Profeta ha detto ‘Se qualcuno (un musulmano) abbandona la sua religione, uccidetelo”.

Anche l’espressione delle proprie idee personali religiose è vincolata al reato di blasfemia (o bestemmia), la quale è punibile anche con la pena capitale, la cui definizione e applicazione pratica è arbitrio dei legislatori islamici.

Secondo alcuni versi coranici e un detto, in linea teorica, l’Islam non prevede costrizioni religiose, lasciando libera l’adesione e l’abbandono. D’altro canto per l’apostasia, come già precedentemente detto, è prevista l’ira di Dio, la dannazione eterna e, secondo diversi detti, la pena di morte.

FONTI:

Ricerca redatta da dott.ssa Laura Zannin

Padova 16 Marzo 2016