RG 1166/2018: Riconoscimento protezione sussidiaria a cittadino del Togo per il rischio di matrimonio forzato (07/05/2019). Leggi la sentenza

Riconoscimento protezione umanitaria a cittadina della Nigeria per vulnerabilità causata dall’aver subito un tentativo di stupro e sequestro e per la giovane età, alla luce dell’irretroattività del D.L. 113/2018: commento dell’Avv. Pernechele

Il Tribunale di Venezia ha ritenuto di accogliere la domanda di protezione umanitaria considerando, anche ai fini dell’accertamento della vulnerabilità, le “violenze subite dalla richiedente (tentativo di stupro e sequestro), la mancanza di riferimenti in patria e la sua giovane età (…)”.

Il Tribunale Veneziano, ancora prima che la Cassazione si pronunciasse sul punto (Cass.4890/2019), ha considerato non applicabile, ratione temporis, le modifiche apportate dal d.l. 113/2018, convertito in l.132/2018, in quanto il ricorso era stato incardinato primadell’entrata in vigore della legge de qua.

Il Tribunale ha, altresì, “valutato positivamente l’impegno della ricorrente per integrarsi in Italia(…)” considerando sia l’attività lavorativa svolta sia il fatto che ella abbia (…) “sostenutobuona parte dell’audizione in lingua italiana.”

Applicazione umana del diritto. Avv. Chiara Pernechele

Protezione umanitaria per problemi di salute a cittadino nigeriano con DSPT e altri disturbi mentali: commento dell’Avv. Chiara Pernechele

Il Tribunale Veneziano ha ritenuto di accogliere la domanda di protezione internazionale,sulla base dell’accertata vulnerabilità, dettata dal fatto che il ricorrente oltre ad essere “stato sottoposto ad un intervento chirurgico per l’asportazione di un neuro fibroma … è ancheattualmente seguito dal CSM per disturbo delirante e disturbo post traumatico da stress per i quali sta seguendo un percorso psicoterapeutico ed è sottoposto a trattamento farmacologico che dovrà proseguire anche in futuro.”

Arduo è stato il cammino e, solamente con il supporto della dott.ssa Noemi Galleani, del Pastore Oki Mazino e di ottimi operatori legali, il ricorrente ha deciso di intraprendere ilcammino, così come delineato dall’Autorità Giudiziaria, che ha determinato l’accoglimento della domanda di protezione umanitaria.

Arduo il fare emergere quel vissuto, difficilmente delineabile in sede di audizione, non per noncuranza, ma per mancanza di quelle competenze per poter analizzare certi comportamenti e saperli cristallizzare nella prospettiva più corretta, consentendo cosìall’operatore giuridico l’applicazione della norma più giusta.

Come affermato dalla dottoressa Galleani, “i pazienti stranieri sanno benissimo che noinon crediamo all’esistenza della spiritualità, anche se siamo disponibili ad ascoltarli. Per questo è importante, non solo fare le domande giuste, ma anche far capire ” che la personapuò fidarsi e che la persona che ascolta è consapevole della forza e potenza che, per gli africani, hanno i loro riti e le loro maledizioni.

Dopo un faticoso cammino, il richiedente trova la forza per procedere, con l’ausilio del suoPastore Nigeriano, che lo sa comprendere ed aiutare nel suo percorso psicologico per superare anche le sofferenze e le torture subite in Libia. Se è vero che la Libia è considerato Paese di passaggio, i suoi incubi non sono di passaggio e necessitano di essere accoltidall’operatore giuridico per conferire loro la giusta collocazione giuridica al fine del riconoscimento della protezione più corretta.

Avv. Chiara Pernechele

Sentenza della Corte di Cassazione n. RG 49242/2017: accoglimento del ricorso contro ordinanza di espulsione del Tribunale di Sorveglianza (26/10/2017)

Massima redatta dall’Avv Davide Zagni in relazione ad un caso trattato dall’Avv.Chiara Pernechele in collaborazione con l’Avv. Rosa Scarpino.

Secondo la Corte di Cassazione, in capo al Magistrato di sorveglianza vige l’obbligo di analizzare e accertare le questioni giuridiche in fatto e in diritto connesse alla domanda di asilo del destinatario dell’espulsione giudiziale, con l’effetto che, qualora emergesse un rischio concreto che lo stesso possa essere sottoposto a persecuzione, tortura o trattamenti inumani e degradanti in caso di rimpatrio forzato, il Giudice dovrà necessariamente provvedere alla revoca dell’espulsione e alla sua sostituzione con una misura diversa.

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