Estrazioni illegali di oro in Ghana

Primo Paese dell’Africa sub-sahariana ad essere colonizzato dagli europei, ricco di immense miniere aurifere, il Ghana fu inizialmente sfruttato dai Portoghesi a cui seguirono, in maniera definitiva, gli Inglesi, che ne fecero la loro base per il traffico degli schiavi.

Il Ghana è attualmente il più importante fornitore d’oro del mondo e, insieme al Sudafrica, il maggior estrattore. Non per niente il suo nome coloniale fu Côte d’Or, abbandonato nel 1957 quando il paese diventò indipendente sotto la guida di Kwame Nkrumah. Di recente sono state aperte nuove miniere, come la Chirano Gold Mines e la Newmont Ghana Bold, che hanno compensato il declino di miniere storiche. È soprattutto nel campo aurifero che si scatenano, in tutto il mondo, i minatori illegali, riducendo anche le entrate pubbliche a titolo di royalties.

L’estrazione ed il commercio aurifero sono gestiti ufficialmente dalle multinazionali che pagano quote irrisorie allo stato del Ghana e hanno in concessione decine di migliaia di chilometri di territorio. Ovviamente i danni ambientali sono gravissimi: deforestazione e avvelenamento delle falde acquifere non sono che le conseguenze più evidenti dello sfruttamento indiscriminato delle risorse minerarie, che ha di fatto spazzato via l’attività agricola nelle aree interessate.

Questo fenomeno ha contribuito più di ogni altro alla nascita delle miniere illegali, luoghi pericolosi e insalubri gestiti da personaggi senza scrupoli che impiegano gli ex contadini offrendo loro paghe da fame e nessuna misura di sicurezza, oltre a sfruttare come forza lavoro anche un’altissima percentuale di minori.

Nella regione centro occidentale del Ghana, ex Costa d’ oro, migliaia di cercatori d’ oro derelitti e illegali scavano e setacciano con le ginocchia immerse nell’acqua di buche acquitrinose. Il cielo è privo di stelle ma ricco di nuvole cariche di pioggia equatoriale e di zanzare portatrici di malaria. Le uniche luci che si vedono sono quelle blu delle torce dei galamsey (neologismo ghanese frutto della fusione e storpiatura dei verbi inglesi gather e sell, raccogliere e vendere) costretti ad adattarsi a lavorare nel buio, in un paese dove la notte dura 12 ore. Questo perché nelle miniere a cielo aperto c’ è posto solo durante i turni di notte. Una competizione selvaggia tra poveri. Il numero dei cercatori d’ oro, infatti, sta crescendo esponenzialmente tanto che gli ultimi arrivati, specialmente dalla lontana regione del lago Volta, trovano lavoro solo nelle miniere illegali che ormai aumentano a dismisura in ogni angolo della giungla e della foresta equatoriale, distruggendole.

L’ attività nelle miniere illegali si svolge senza sosta. E’ necessario sfruttarle il più possibile perché è assai elevato il rischio che possano essere chiuse da un momento all’altro. Un “gestore” di 4 miniere (che si appropria di questo diritto perché è il proprietario del terreno) sosteneva che frequentemente si deve pagare la polizia perché possa chiudere un occhio. Tuttavia è preferibile lavorare soprattutto la notte e non solo per evitare di essere scoperti dalla polizia, inoltre al buio è più facile sfuggire ai pitbull e ai fucili delle guardie private, reclutate dalle multinazionali minerarie straniere. Si tratta di un minuzioso sistema di security che ha lo scopo di difendere le terre date loro in concessione dallo Stato (centinaia di chilometri quadrati) alle compagnie sudafricane e americane che in cambio versano il 3% di royalties.

Sono tra 30 e 50 mila i nuovi protagonisti della corsa all’oro in Ghana. Tra questi, molti cercatori vengono dalla lontana Cina e l’ambasciata cinese ad Accra se n’è resa conto già dal 2013, poiché centinaia di cittadini cinesi sono stati arrestati in svariate retate organizzate dalla polizia del Ghana nel corso di questi anni: accusati di essere clandestini, di sfruttare mano d’opera locale e di compiere violenze contro la popolazione. I giornali di Pechino scrivono che molti lavoratori cinesi si nascondono nella giungla e che polizia ed esercito del Ghana istigano la popolazione a stanarli e a razziare le loro proprietà. Inoltre corrono voci incontrollate di fattorie cinesi date alle fiamme e di morti, poiché visti come concorrenti illegali nel paese. Tuttavia sembrerebbe che la violenza sia stata ripagata con altra violenza, poiché alcuni reduci cinesi dalla corsa all’oro tornati in Cina raccontano un’altra storia: i cercatori venuti da Shanglin trattano i lavoratori africani come schiavi, li pagano pochissimo, nelle miniere il rancio è peggiore di quello dei cani, inoltre molti villaggi dell’Ashanti, regione centrale del Ghana, sarebbero stati assaltati, le donne violentate e le case bruciate. 

FONTI:

Ricerca redatta da dott.ssa Laura Zannin

Padova 16 Marzo 2016