Il sistema carcerario in Guinea Bissau

SITUAZIONE CARCERARIA:

Il quadro legislativo esistente in Guinea-Bissau prevede strumenti legali per un più effettivo rispetto dei diritti dei detenuti. In particolare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, espressamente applicabile nell’ordinamento interno della Guinea-Bissau attraverso il secondo comma dell’art. 29 della Costituzione, stabilisce che nessuno possa essere detenuto, preso o esiliato arbitrariamente. La Guinea-Bissau è firmataria anche di numerosi strumenti normativi internazionali che si incorporano nel diritto positivo degli stati firmatari, come il Patto per i diritti civili e politici e la Carta africana dei diritti umani e dei popoli. Il quadro reale però è nettamente diverso, sia per mancanza di mezzi che per mancanza di conoscenza da parte degli interessati dei propri diritti stabiliti per legge.

Nel suo rapporto annuale Amnesty International (2014/2015) riporta l’esistenza di persistenti violazioni dei diritti umani. Durante l’ultima campagna elettorale, per esempio, sono stati riportati episodi di minacce, pestaggi e sequestri di persona da parte delle forze di sicurezza, apparentemente per forzare il supporto per certi candidati. Amnesty ha registrato un clima di impunità sia per le violazioni dei diritti umani commesse nel contesto del colpo di stato del 2012 sia per gli omicidi politici accaduti dal 2009. Il sistema giudiziario non sempre segue le regole dell’equo processo, molte volte si tratta di processi sommari.

La situazione disastrosa della condizione carceraria aveva raggiunto il suo apice nel 2013. Dopo il colpo di stato del 2012 i processi erano bloccati, le razioni di cibo all’interno delle prigioni erano quasi terminate, e condizioni igieniche sempre più insopportabili. La giustizia inoltre era paralizzata, i militari continuano a procedere con gli arresti e i detenuti ad essere stipati in celle sempre più sovraffollate. Grazie ai fondi stranieri la situazione in alcune di esse sta migliorando, anche se in alcune zone del paese nulla è cambiato ed in altre aree vi è persino l’assenza di strutture classificabili come carceri.

Le condizioni dei detenuti nelle prigioni del paese sono dunque varie. Nelle prigioni provvisorie (di solito ubicate all’interno delle stazioni della polizia giudiziaria o di basi militari) le condizioni sono estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. In alcune di esse, come ad esempio in Bissau, ai detenuti in attesa di giudizio non viene neppure dato da mangiare. Queste strutture di solito non dispongono di acqua corrente, aerazione adeguata, illuminazione, servizi sanitari e neppure servizi igienici. Le autorità non tengono un adeguato registro dei detenuti, non dispongono di un supervisore che risponda alle lamentele dei detenuti e mancano delle risorse per attuare sistemi di pena alternativi per i condannati per reati non violenti. Nelle nuove prigioni di Bafata e Mansoa la situazione risulta però radicalmente diversa. Queste nuove strutture hanno elettricità, acqua potabile, spazi adeguati e guardie addestrate nel rispetto dei diritti umani. Alle famiglie è permesso fare visita ai detenuti almeno due volte alla settimana, di più nel caso di buona condotta. Il governo permette monitoraggi indipendenti da parte di associazioni per i diritti umani sia locali sia internazionali.

(Vedi http://www.manitese.it/progetto/diritti-umani-nelle-carceri-della-guinea-bissau/; https://www.amnesty.org/en/countries/africa/guinea-bissau/; http://www.zeroviolenza.it/ e http://www.cesiimp.com)

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