Il sistema militare in Guinea Bissau

FORZE DELL’ORDINE E APPARATO MILITARE:

L’apparato militare è un’imponente struttura sovradimensionata, sclerotizzata e corrotta, che drena considerevolmente le risorse di un paese (30% della spesa pubblica) considerato tra i 6 più poveri al mondo (la media è di 3 dollari al giorno). Questo sistema influenza considerevolmente la vita politica, sfuggendo però ai controlli dell’autorità civile, e allo stesso tempo è anche uno strumento per il perseguimento di interessi personalistici che crea una serie di meccanismi clientelari che frenano qualsiasi processo di riforma e democratizzazione del paese. Questo ha agevolato la trasformazione della Guinea Bissau, dopo decenni di guerra civile che avevano già da soli aggravato la situazione economica, in un narcostato dove gli investimenti dei narcos sono agevolati dall’inconsistenza di un apparato burocratico fortemente corrotto. La Guinea Bissau nasce come un stato preda delle mafie, lo stesso ex presidente Viera (assassinato nel 2009), aveva fatto dei narcos la prima fonte di investimenti per il paese. Attualmente la Guinea Bissau è il nodo di una rete transnazionale in cui confluiscono i vari cartelli della droga sudamericani e le diverse organizzazioni politico-militari come Hezbollah e le FARC, la criminalità organizzata africana ed europea e il terrorismo islamicocome AQMI e i suoi affiliati.

(Vedi http://www.lindro.it/guinea-bissau-il-narco-stato-dellafrica-occidentale/)

Nel 2010 viene lanciata una riforma delle forse armate in Guinea Bissau (dal costo di circa 100 milioni di euro) durante la conferenza sulla sicurezza del paese (20/04/2010 Praia – Capo Verde).

Il piano di riforma prevedeva il restauro e la costruzione di caserme, la creazione di una scuola di polizia dove dovevano essere formate le forze di sicurezza civile, ma anche una revisione del sistema giudiziario che portasse ad un vero sistema penitenziario, con nuove prigioni e funzionari addestrati. Il cambiamento doveva comprendere anche la lotta al narcotraffico e alla corruzione condotta su scala regionale e internazionale. L’urgenza di questa riforma derivava soprattutto dalla fragilità delle istituzioni statali, sottomesse allo strapotere dei militari e del narcotraffico. Tuttavia la riforma dipendeva dalla disponibilità di donatori internazionali date le scarsissime risorse economiche del paese.

Il paese è stato classificato negli ultimi anni come uno “Stato fallito”, con un governo che non riesce a controllare la totalità del territorio, che non detiene il monopolio dell’uso della forza ed è incapace di assicurare i servizi di base e di sicurezza come ad esempio le prigioni (i cui funzionari sono suscettibili di corruzione). Nel 2015, a distanza di quasi un anno dalle elezioni presidenziali e parlamentari, i donatori si sono riuniti a Bruxelles il 25 marzo, su iniziativa del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, e hanno promesso un miliardo di euro per la ricostruzione del paese. Tra le sfide aperte c’è quella della riforma del settore della sicurezza, come spiega un’analisi dell’Istituto portoghese di relazioni internazionali (Ipris). Il governo nel suo programma d’azione per il prossimo quinquennio riconosce che una parte della gerarchia militare è implicata nel traffico di stupefacenti (i collegamenti sono con i cartelli latinoamericani della cocaina per rifornire il mercato europeo) e ravvisa la necessità di riorganizzare e modernizzare l’esercito. Si tratterà di smobilitare e reinserire socialmente una parte degli effettivi e di riconoscere la pensione a coloro che già sono stati smobilitati.

(Vedi archivi www.nigrizia.it e http://affrica.org/)