Legislazione Attuale

Protezione internazionale

L’obiettivo della UE è quello di creare uno spazio comune di protezione e solidarietà basato su una procedura comune di asilo e uno status uniforme per coloro che hanno ottenuto la protezione internazionale.

L’Unione europea ha adottato una legislazione sulle questioni chiave:

  1. la “direttiva qualifiche1, attuata dal D.lvo nr.251/2007, reca norme minime per l’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta.

  2. la “direttiva procedura d’asilo2, attuata dal D.lvo nr.25/2008, reca norme minime per la procedura applicata negli Stati Membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato.

  3. la “direttiva Accoglienza3, attuata dal D.lvo nr. 142/2015, reca norme relative all’accoglienza del richiedente protezione internazionale.

  4. Il Regolamento di Dublino III4 stabilisce i criteri di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di paese terzo o da un apolide. Il regolamento è direttamente applicabile dagli Stati membri.

Accesso alla procedura

Le richieste d protezione internazionale possono essere presentate presso l’ufficio di polizia di frontiera o nel territorio italiano presso la Questura5.

Nel caso in cui la richiesta di protezione internazionale sia stata presentata alla frontiera, le autorità di polizia indicano ai richiedenti asilo di presentarsi alla Questura per la registrazione formale6.

Durante la verbalizzazione della domanda di protezione internazionale, le autorità di polizia valutano la competenza dello Stato Italiano7.

Le autorità di polizia, dopo questa prima fase e una volta che la competenza italiana è determinata, inviano il modulo di iscrizione e la documentazione relativa alla domanda di protezione internazionale alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.

Procedura

La Commissione Territoriale dovrebbe sentire i richiedenti protezione internazionale entro un mese dalla presentazione della domanda e, avvenuto il colloquio, dovrebbe decidere entro 3 giorni. Nelle ipotesi in cui la Commissione Territoriale non riesca a rispettare questa tempistica, la procedura d’esame potrà essere conclusa entro sei mesi dalla presentazione della domanda. Tale termine può essere prorogato di altri nove mesi, fino al raggiungimento di mesi 188.

La legge prevede una procedura prioritaria9 per le ipotesi in cui il richiedente sia un soggetto vulnerabile, un minore non accompagnato e/o si trovi detenuto all’interno di un Centro di Detenzione Amministrativa, provenga da uno Stato di provenienza individuato dalla Commissione Nazionale per il diritto di asilo. Tale procedura è prevista altresì per le domande che appaiono palesemente fondate. E ‘altresì prevista una procedura accelerata10per quei richiedenti che si trovano trattenuti presso un centro di detenzione amministrativa.

Procedura Giurisdizionale

La Commissione territoriale può riconoscere lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria; alternativamente può valutare la concessione di una protezione umanitaria.

Il riconoscimento dello status di rifugiato presuppone che la persona sia perseguita nel suo Paese di origine per determinati motivi, quali la sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare gruppo sociale, opinione politica.11

Nell’ipotesi in cui la Commissione Territoriale non ravvisi i requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato, valuterà l’eventuale riconoscimento della protezione sussidiaria che presuppone che la persona, nell’ipotesi di rientro nel proprio Paese d’Origine, sia esposta ad un danno grave, quale “la condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte”; “la tortura od altra forma di pena o trattamento inumano o degradante”; oppure sussista la minaccia grave e individuale determinata dalla violenza indiscriminata derivante da situazioni di conflitto armato interno o internazionale.12

Se la Commissione Territoriale non ravvisa nessun presupposto per il riconoscimento delle protezioni de quibus, valutarà la possibilità della concessione della protezione umanitaria quale ipotesi residuale.13

La Commissione territoriale può anche respingere le domande presentate.14

In questi casi, i richiedenti protezione internazionale possono presentare ricorso entro 30 giorni davanti al Tribunale Civile presso la Corte di Appello ove ha sede la Commissione giudicante. Nell’ipotesi in cui il ricorrente non si trova più sul suolo Italiano, il termine per proporre l’impugnativa è di 60 giorni e la persona si rivolgerà alla rappresentanza consolare italiana all’estero innanzi alla quale rilascerà procura ad hoc. Il termine per impugnare è ridotto della metà nelle ipotesi in cui il richiedente sia trattenuto presso un Centro di Detenzione Amministrativa.15

Nelle generalità dei casi il ricorso ha effetto sospensivo, per lo meno nel primo grado di giudizio, e la persona ha diritto ad avere un permesso di soggiorno temporaneo e di rimanere sul suolo italiano durante l’iter processuale16.

Nell’ipotesi in cui il Ricorso viene respinto o il Giudice riconosce una protezione diversa da quella considerata maggiormente opportuna, la persona può appellare innanzi alla Corte di Appello competente entro 30 giorni o sei mesi, nell’ipotesi in cui la decisone non venga notificata regolarmente, ma solamente pubblicata presso la Cancelleria. Se l’atto di citazione in appello non sortisse effetti positivi, la persona potrà ricorrere in Cassazione. Ogni fase di giudizio dovrebbe durare sei mesi.17

Gratuito patrocinio

Il richiedente, se non abbiente, può inoltrare la richiesta di patrocinio a spese dello stato per evitare il pagamento del contributo unificato ed il pagamento dell’onorario dell’avvocato.

La richiesta va presentata presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati presso il Tribunale competente. Il richiedente dovrà indicare i propri dati personali, il codice fiscale, la residenza e il proprio reddito, sia quello prodotto in Italia che quello prodotto all’estero. In quest’ultimo caso, data l’impossibilità di accedere presso il proprio Consolato, potrà autocertificare il reddito prodotto all’estero.

Per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato l’organo giudicante considera sia l’aspetto economico che il merito della causa18.

1 Direttiva 2004/83/CE et Direttiva 2011/95/CE.

2 Direttiva 2005/85/CE et Direttiva 2013/32/CE.

3 Direttiva 2013/33/CE.

4 Regolamento (UE) nr.604/2013.

5 Art.6 D.lvo nr.25/2008.

6 Art.26 D.lvo nr.25/2008.

7 Art. 26 comma III D.Lvo nr.25/2008.

8 Art.27 D.lvo nr.25/2008.

9 Art.28 del D.lvo nr.25/2008

10 Art.28 bis D.lvo nr.25/2008

11 Art.7 et 8 del D.lvo nr.251/2007.

12 Art.14 D.Lvo ne.251/2007.

13 Art.5 comma VI del D.lvo nr.286/1998 (TU Immigarzione).

14 Art.32 D.lvo nr.25/2008.

15 At.35 D.lvo nr. 25/2008 et art.19 D.lvo nr.150/2011

16 Art.7 D.lvo nr.25/2008.

17 Art.19 D.lvo nr.150/2011.

18 D.P.R. nr.15/2002.

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