Omosessualità in Bangladesh

Il Bangladesh è uno dei 75 paesi al mondo che criminalizza giuridicamente l’omosessualità. La punizione prevista per atti omosessuali comprende delle sanzioni economiche e la reclusione fino all’ergastolo.

PREMESSE SOCIO-RELIGIOSE:

In Bangladesh l’Islam è religione di stato e ciò comporta l’implicazione della Shari’a in tutta la vita politico-giuridica del paese. Come è ben noto secondo la Shari’a l’omosessualità in specifici casi può essere punita dalla pena di morte, ossia in presenza di due testimoni presenti nel momento dell’atto carnale. Generalmente è considerata innaturale e sintomo di perversione e corruzione dell’anima, come riporta il Corano quando in varie Sure narra le vicende del profeta Lot, meglio conosciuto nella Bibbia come le vicende di Sodoma e Gomorra.

LEGISLAZIONE VIGENTE:

Nonostante nella costituzione Bangladese vi siano articoli riportanti l’uguaglianza fra i cittadini (Parte II, art 19; Parte III, art 27), e non siano previste restrizioni d’ accesso al servizio militare, il Codice Penale condanna l’omosessualità ed ogni altro atto contrario alla natura, quindi anche rapporti anali eterosessuali o fellatio, con imprigionamento o sanzione economica.

L’articolo in oggetto si trova nella Sezione 377 del codice penale, e recita: “Chiunque attui volontariamente rapporti carnali contrari all’ordine naturale con uomini, donne o animali, sarà punito con l’ergastolo o con l’imprigionamento minimo di 10 anni. Inoltre potranno essere previste delle multe”.

Inoltre il Codice di Procedura Penale prevede un ampia libertà di arresto da parte delle forze di polizia anche senza previo mandato. “Un ufficiale di polizia può arrestare senza mandato chiunque sia stato coinvolto in qualsiasi violazione del Codice o che sia il soggetto di ragionevoli lamentale fondate su credibili informazioni o ragionevoli sospetti che ne sia stato coinvolto”. Questa norma in combinazione con la precedente, rende la polizia libera di arrestare chiunque attui o sia sospettato di attuare atti omosessuali.

Secondo Amnesty International le violazioni dei diritti umani basate sull’oriantamento sessuale o di genere in Bangladesh includono violazioni dei diritti del bambino, tortura e trattamenti crudeli, inumani e degradanti, detenzione arbitraria in base alla propria identità ed le proprie credenze, restrizione della libertà di associazione, negazione dei diritti di un equo processo. Alcuni esempi di tali abusi sono stati il rifiuto di garantire a queste persone l’accesso al mondo del lavoro e ad i servizi sanitari, la perdita della custodia dei figli, lo stupro ed altri tipi di tortura durante la detenzione, nonché minacce contro le campagne LGBT.

Nel 2008 lo “United States Department of State”, nel Country Report on Human Rights Practices 2008 (25 Febbraio 2009), classificava l’omosessualità in Bangladesh come ancora illegale seppur la Sezione 377 venisse invocata raramente. Nello stesso anno però il Bangladesh assieme ad altri 58 paese firmava alle Nazioni Unite un trattato contro i diritti delle organizzazioni LGBT.

Negli ultimi anni ci sono stati svariati casi di procedure penali in questo senso. Nel Luglio 2013 una coppia lesbica composta da una ragazza Hindu ed una Musulmana, fu arrestata per essersi sposata in segreto con rito Hindu a Dhaka. Altri casi di relazioni omosessuali vengono giudicati attraverso la Sezione 209 del Codice penale che regolamenta i casi di comportamenti antisociali.

IL CASO DEGLI HIJRAS:

La presenza nella cultura e tradizione asiatica dei cosidetti Hijras, definiti nei canoni occidentali di genere come transessuali o intersessuali, ha sempre caratterizzato le popolazioni della zona del Bengala. Gli Hijras sono una componente di queste popolazioni fin dall’antichità,citati nella letteratura anche nel Kama Sutra. Nonostante etimologicamente il significato sia “lasciare la propria tribù”, tale appellativo venne associato agli uomini che, non definendosi né uomo né donna, crearono delle comunità a parte. Nell’antichità spesso ciò comportava di natura o per rito di iniziazione delle anomalie all’apparato genitale maschile. Nonostante l’antico misticismo intorno a queste figure, spesso sono dei semplici ragazzi omosessuali scappati o cacciati dalle proprie città native in quanto lavoratori nel settore della prostituzione maschile. A partire dalla fine del XX secolo queste comunità presenti in India, Pakistan e Bangladesh, con l’aiuto di organizzazioni non governative anche occidentali, si batterono per il riconoscimento giuridico del loro genere.

Mentre in India e Pakistan queste lotte non portarono a risultati importanti, nel novembre 2013 il Governo Bangladese ha dato riconoscimento giuridico al genere degli Hijras, un genere terzo rispetto a quello maschile e femminile. Solo nel 2013 si contavano 10.000 Hijras nel paese con identificazione anche dei propri documenti ufficiali.

La comunità LGBT: contesto sociale e breve storia

La comunità LGBT in Bangladesh al giorno d’oggi è prevalentemente organizzata attraverso internet con blog e gruppi online. Il più conosciuto e duraturo è il gruppo “BoB”, nato nel 2002 come “Boys of Bangladesh” ora conosciuto come “Boys Only Bangladesh”. Questo gruppo fondato da Quazi Haque che ora vive a Sydney, è gestito da volontari che si battono per una revisione della sopracitata Sessione 377 che rende di fatto illegale l’omosessualità.

La situazione per le comunità LGBT in Bangladesh è sempre più difficile in quanto gruppi armati che si collegano ad Al-Qaeda, dai primi anni 2000 si sono rinforzati e radicalizzati nel territorio nazionale. Condannando fortemente l’omosessualità, attraverso atti violenti che sfociano spesso in omicidi cruenti gruppi fondamentalisti come Ansar al-Islam, questi gruppi operano pressoché indisturbati grazie all’appoggio legislativo dello stato.

Nel 2013 la Commissione Nazionale dei Diritti Umani del Bangldesh ha chiesto al governo di proteggere le minoranze sessuali e gender dalle discriminazioni. Nel Manuale sulle minoranze gender e sessuali del 2015 la commissione ha riconosciuto che la polizia stessa attacca fisicamente e sessualmente le persone LGBT e che inoltre arresta le persone arbitrariamente anche solo in base alle apparenze.

Negli ultimi anni le persone LGBT in Bangladesh sono state anche il bersaglio di retoriche estremiste. Per esempio, nel novembre 2015, quando alcuni attivisti cominciarono a pubblicare una serie di cartoni animati in cui vi era un personaggio lesbico, alcuni gruppi religiosi fecero delle dichiarazioni cariche d’odio contro gli LBGT, richiamando il governo a perseguire tali persone in base alla sezione 377 del codice penale e alla legge islamica.

Ad aprile 2016 viene sospesa la tradizionale sfilata di inizio anno conosciuta come “The Rainbow Rally”, una marcia simile al “Gay Pride” occidentale. Questa manifestazione è stata sempre portata avanti come buon auspicio per l’anno nuovo, tanto che il raduno è diventato tradizione e migliaia di persone a Dhaka riempiono le strade per celebrare l’anno nuovo con maschere, carri e musica. Gli Hijras e altre comunità rientranti nella categorie LGBT hanno sempre partecipato in modo massiccio a questa manifestazione senza mai incorrere in nessun tipo di discriminazione. Dopo che le persecuzioni da parte di gruppi fondamentalisti iniziarono ad essere diffuse a livello nazionale questa manifestazione venne presa di mira al punto tale che nel 2016 è stata sospesa da parte della polizia di Dhaka per motivi di sicurezza. Tuttavia, nonostante fosse stata vietata, un numero consistente di persone si riversò comunque sulle strade della capitale Bangladese per manifestare contro l’aumento di potere dei gruppi armati e rivendicare il loro diritto a manifestare. Oltre 60 persone furono arrestate per aver violato l’ordinanza che proibiva la Rainbow Rally.

Nell’aprile 2016 Xulhaz Mannan un membro dell’ambasciata degli Stati Uniti a Dhaka e co-fondatore della prima rivista LGBT del paese “Roopbaan”, è stato assassinato nella sua stanza assieme ad un’altra persona, Tonoy Mahbub (anche lui attivista), creando forti contestazioni verso il governo poiché non sono state divulgate le registrazioni esistenti riguardo al caso. Ansar al-Islam una branca di Al-Qaeda attiva in Bangladesh ha rivendicato l’omicidio. Si tratterebbe purtroppo solo dell’ultimo di una serie di omicidi e persecuzioni dettate dalla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale che stanno creando forti tensioni all’interno del paese. Infatti l’uccisione è avvenuta solamente due giorni dopo che il gruppo Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL o ISIS) aveva rivendicato l’uccisione di un professore universitario a Rajshahi per circostanze simili, annunciando inoltre che il Bangladesh è uno dei paesi dove gruppo terroristico ha base operativa.

[I militanti islamici hanno preso di mira i blogger apertamente atei, gli accademici, le minoranze religiose, gli omosessuali, gli aiuti stranieri in una serie di omicidi, almeno 20 solo tra il febbraio ed il maggio del 2015]

Lo USAID aveva rilasciato ad aprile stesso un comunicato dove condannava questi atti di violenza crudele e disumana, richiamando l’attenzione del governo per consegnare alla giustizia i responsabili di questo attacco. Anche Human Rights Watch ha richiamato il Bangladesh ad investigare sull’omicidio dei due attivisti. Il governo tuttavia si è dimostrato apatico nel proteggere questo gruppo di persone vulnerabili e si è spesso rifiutato di condannare i brutali omicidi nei confronti degli attivisti e scrittori, tanto che molti membri del movimento LGBT sono stati forzati all’esilio.

In un recente sondaggio del Dhaka Tribune 751 auto-dichiarati omosessuali hanno affermato di vivere in costante paura per la propria sicurezza, non solo per la stigmatizzazione dovuta alla maggioranza islamica presente nel paese, ma anche perché l’omosessualità è dichiarata essere un crimine punibile con l’ergastolo. Il 25.8 dei partecipanti al questionario ha inoltre dichiarato di subire discriminazioni e di essere incapaci di trovare supporto legale.

FONTI: