Omosessualità

Dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 è interessante estrapolare l’articolo 2:

«Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.»

Per quanto risulti dunque, un’ovvietà che dovrebbe essere banalmente riconosciuta, i diritti delle persone vengono spesso calpestati sulla base dell’orientamento sessuale e surclassati da ideologie di fede, posizioni politiche e dal pensiero comune. La questione risulta essere molto importante per le istituzioni religiose, che in modi differenti condannano a priori scelte di vita considerate completamente al di fuori della concezione di rispettabilità.

Vi è dunque un braccio di ferro tra associazioni preposte al supporto e alla lotta per i diritti LGBT e lo Stato, che è tenuto ad occuparsi di un argomento che interessa ormai buona parte della popolazione e che dovrebbe essere regolamentato. Le influenze che provengono da diverse fonti, fanno si che anche in Paesi accomunati dal punto di vista economico-monetario e in parte legislativo, la regolarizzazione dei diritti LGBT non risulti uniforme. Nonostante ad esempio, gli Stati appartenenti all’Unione Europea, prevedano l’abolizione di qualsiasi legge anti-omosessualità e con il trattato di Amsterdam, l’approvazione di leggi anti-discriminazione per poter far parte della Comunità, non tutti i Paesi membri riconoscono le unioni civili, il matrimonio e l’adozione.

https://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_LGBT_in_Europa

Tematiche

 

Tutele e riconoscimenti legali per coppie omosessuali

██ Matrimonio tra persone dello stesso sesso

██ Altri tipi di unioni civili (o coabitazioni registrate)

██ Riconoscimento dei matrimoni celebrati all’estero

██ Nessun riconoscimento per le coppie di persone dello stesso sesso

Pratiche omosessuali illegali o altre restrizioni

██ La legge limita la libertà di espressione e associazione

██ Pena de iure, ma non perseguita de facto

██ Punizione minima

██ Illecito penale

██ Imprigionamento a vita (condanna all’ergastolo)

██ Pena di morte

https://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio_tra_persone_dello_stesso_sesso

 

Al 2015 risultano 21 le Nazioni in cui è presente una legislazione che consente matrimoni fra persone dello stesso sesso e che ne riconosce i diritti. A partire dall’Europa, in cui troviamo la Spagna, la Francia, il Regno Unito, il Portogallo, il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Groenlandia, la Finlandia, l’Islanda, la Norvegia, la Svezia e l’Irlanda. Così come dall’altra parte del globo negli Stati Uniti (da Giugno 2015 in tutti gli Stati della federazione), in Canada, in due Stati della federazione del Messico, Argentina, Brasile, Uruguay ed infine il Sudafrica e la Nuova Zelanda.

Paesi come l’Italia non consentono dunque, il riconoscimento dei diritti LGBT, pur non essendo presente nella Costituzione alcun riferimento al sesso degli sposi, la Corte Costituzionale nel respingere le richieste di riconoscimento delle unioni civili dunque, ha fatto riferimento ad articoli in cui sono presenti le parole moglie e marito, stabilendo così l’impossibilità di celebrare un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Attualmente al Senato, presso la Commissione di Giustizia si stanno discutendo tre disegni di legge sulla questione e in un sondaggio del 2014 risulta un incremento del 13% degli italiani favorevoli ai matrimoni gay.

https://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio_tra_persone_dello_stesso_sesso

Al di là della questione politica, è importante anche riconoscere il ruolo che la Chiesa e la religione cattolica ricoprono all’interno del Paese, che fin dall’inizio si è detta pienamente contraria alle relazioni tra persone dello stesso sesso e ancora di più alla possibilità di legalizzarle con il riconoscimento dei matrimoni.

La condanna avviene sia per un discorso più strettamente legato alla lettura ed interpretazione della Bibbia, in cui l’omosessualità viene percepita come una perversione dell’animo umano che sporca l’individuo di un grave peccato; sia per l’impossibilità di procreare e di portare avanti la specie e dunque considerata una scelta di vita non naturale, che deriva da una devianza verificatasi a causa di un un determinato ambiente e alle esperienze che la favoriscono.

Esistono anche dei Paesi però, che pur non consentendo i matrimoni omosessuali, permettono il riconoscimento di quelli effettuati all’estero, tra cui troviamo Malta, Israele, Aruba, Curaçao e Sint Maarten. In tutti i casi precedenti dunque, seppur in alcuni non vi sia la legittimazione delle unioni civili, vi è un clima di relativa apertura a seconda del Paese e della popolazione del luogo, ma in nessuno di questi Stati vengono riconosciuti legalmente violenze, abusi, prigionia o omicidi perpetuati nei confronti degli omosessuali. Un altro discorso invece avviene per altre realtà, che o limitano la libertà di espressione in pubblico, come nel caso della Russia in cui è presente una legge che vieta la propaganda gay, o arrivano a rendere del tutto illegale qualsiasi tipo di relazione omosessuale.

Stando al rapporto dell’Ilga (International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association) del 2015, sono 76 i Paesi in cui l’omosessualità viene ancora considerata illegale, 16 Stati in meno rispetto al 2006.

Sono invece 8 i Paesi che prevedono nella legislazione la pena di morte per tale reato, ciò avviene effettivamente solo in 5 di questi Stati; Mauritania, Sudan, Iran, Arabia Saudita e Yemen. Bisogna però tenere presente invece che in Iraq, per quanto non presente ufficialmente nel codice civile, questa viene applicata da giudici e militari in tutto il Paese; così come in Nigeria, Somalia e in molti Stati in cui è presente la Sharia, la pena di morte viene ufficialmente applicata e il clima del Paese è fortemente ostile e sospettoso nei confronti degli omosessuali o anche dei presunti tali.

http://ilga.org/immediate-release-state-sponsored-homophobia-report-2015-10-years-criminalizing-countries-drop-92-76/

Per un quadro più chiaro del continente africano, l’omosessualità è considerata un atto illegale e si va incontro a sanzioni civili o penali in Swaziland, Togo, Tunisia, Zambia, Zimbabwe, Algeria, Angola, Burundi, Camerun, Comore, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Kenya, Lesotho, Liberia, Libia, Malawi, Marocco, Namibia, Senegal e Sierra Leone, mentre è stata legalizzata il 29 Giugno 2015 in Mozambico.

In Tanzania e Uganda invece, oltre alle sanzioni civili o penali sono presenti alcune leggi che proibiscono la propaganda gay e nello specifico in Uganda dove la pena prevista è l’ergastolo. Esistono inoltre dei casi particolari in cui nonostante risulti un atto illegale, esiste il divieto di discriminare in base all’orientamento sessuale e vi troviamo Botswana, Mauritius e le Seychelles.

L’Egitto invece, pur non proibendo espressamente le unioni omosessuali, negli ultimi anni ha utilizzato alcuni articoli del codice penale per far arrestare e imprigionare i gay; similmente il Mali pur non avendo una legge che proibisce i rapporti omosessuali, utilizza il crimine di “pubblica indecenza”, nell’articolo che riguarda i “delitti a sfondo sessuale”, così come in Niger dov’è presente l’accusa di “offesa alla pubblica morale”.
In alcune zone l’omosessualità è legale, ma sono presenti differenze fra omosessuali ed eterosessuali per quanto riguarda l’età del consenso, tra cui Benin, Chad, Gabon, Capo Verde, Sao Tomè & Principe, Congo, Costa D’Avorio, Madagascar e Rwanda.

http://www.datajournalism.it/viz/rights/

La situazione della Nigeria, come accennato in precedenza, è uno dei casi in cui seppur non presente ufficialmente nella lista degli Stati che prevedono la pena di morte, risulta essere uno dei Paesi che prevede le pene più crudeli, dai casi meno gravi in cui è prevista la prigionia, ai casi più gravi in cui sono previste punizioni corporali o pena di morte. Inoltre da Gennaio 2014 con l’emanazione del Same Sex Marriage Prohibition Act è prevista una pena detentiva di 14 anni per i matrimoni omosessuali e 10 per chiunque sostenga e aderisca ad associazioni o club gay.

Oltre ad ad essere una condanna per l’omosessualità in sé, nella maggior parte di questi Paesi ciò che viene intenzionalmente punito è la sodomia e in alcuni Stati è compresa anche quella eterosessuale.

http://www.datajournalism.it/essere-omosessuali-in-africa/

Così come accade in Africa, nel continente asiatico sono presenti leggi che legalizzano o meno l’orientamento omosessuale, ma vi sono alcune differenze riguardo la scelta di norme presenti nel Codice Penale; dai Paesi che condannano esplicitamente la sodomia compresa quella eterosessuale, come appena accennato, agli Stati che rendono illegale solamente l’orientamento omosessuale, a quelli che invece vietano espressamente solo l’omosessualità maschile, fino ad arrivare ai pochi casi in cui si fa riferimento anche all’omosessualità femminile.

La condanna esclusiva all’omosessualità maschile è presente in diversi Paesi asiatici, tra cui Gaza, Bahrein, Bangladesh, Brunei, Malesia, Kuwait, Singapore, Sri Lanka, Turkmenistan e Uzbekistan, che tuttavia si differenziano in base alle pene previste. Sulla striscia di Gaza comporta la reclusione per 10 anni e in molti casi gli omosessuali vengono arrestati, torturati ed uccisi.

In Bahrein, Brunei e Bangladesh è prevista in alcuni casi l’ammenda, in altri più gravi 10 anni di prigione, ma vi sono alcune differenze importanti; il primo ad esempio pur avendo nel codice penale un articolo sull’innaturale comportamento sessuale viene raramente applicato, il Brunei è invece noto per applicare soprattutto una tra le ammende più care e in Bangladesh è invece in vigore la Sharia e in molti casi la condanna prevede l’ergastolo o la morte.

E’ prevista solamente la detenzione invece nel Kuwait, con 7 anni di carcere e a Singapore con 2 anni, mentre nel caso di Malesia, Sri Lanka, Turkmenistan e Uzbekistan la pena può variare dall’ammenda alla detenzione; la Malesia prevede 20 anni, lo Sri Lanka 10, l’Uzbekistan 3 e il Turkmenistan 2.

Una tra le eccezioni riguardo la regolamentazione dell’omosessualità femminile è rappresentata dalle Maldive, in cui secondo il Codice Penale sono proibiti sia atti sessuali commessi fra uomini, che quelli commessi tra donne ed entrambi i sessi vengono puniti con un’ammenda, con frustate o dai 9 mesi ai 10 anni di prigione per gli uomini e da 9 mesi a 1 anno di arresti domiciliari per le donne.

Discorso analogo per l’Iran, che nonostante costituzionalmente preveda la detenzione, viene generalmente presa in considerazione la Sharia e la punizione inflitta sono delle frustrate, il cui numero dipende dal tipo di comportamento omosessuale messo in atto, sia maschile che femminile e prevedono la morte dopo la quarta infrazione.

Similmente in Afghanistan, per quanto non sia possibile avere certezza se sia effettivamente un crimine a livello costituzionale, per via della situazione di caos dettata dalle forze occidentali nel Paese e i talebani, nella maggior parte dei casi viene fatto riferimento alla Sharia e anche in questo caso dunque vengono esplicitamente vietati sia i rapporti omosessuali tra uomini che tra donne; sono tanti i casi di torture ed esecuzioni pubbliche, l’applicazione della legge islamica infatti prevede la lapidazione.

Uno dei Paesi che ad esempio considera legale esclusivamente l’omosessualità femminile è il Libano, mentre fornicazione, sodomia ed omosessualità maschile comportano 1 anno di prigione; al contrario in Oman vengono puniti tutti gli atti di sodomia a prescindere dal genere e oltre ad un’ammenda è prevista la prigione da 6 mesi a 3 anni.

Similmente avviene in Qatar in cui il codice penale prevede una punizione simile per stupri, adulterio ed atti omosessuali, da un’ammenda a 5 anni di carcere. In Siria invece la punizione per la sodomia sia con uomini che con donne viene punita con un’ammenda, in quanto l’articolo che prevedeva la detenzione è stato di fatto sospeso, a differenza della Birmania dove la punizione va dai 10 anni all’ergastolo.

Pene ancora più severe sono previste in Arabia Saudita, dove vige la Sharia e le pene inflitte vanno dalle frustate alla reclusione, fino ad arrivare ai casi più gravi puniti con la morte;

negli Emirati Arabi Uniti è prevista la morte, che a discrezione del giudice può essere applicata tramite lapidazione;

in Pakistan dove la pena varia molto in base alla gravità e si va da 2 anni di carcere, a 100 frustate, all’ergastolo fino ad arrivare ai casi più gravi in cui è prevista la morte con lapidazione, in seguito alla reintroduzione della legge islamica nel 1990;

in Yemen infine è punita qualsiasi tipologia di adulterio e di sodomia e li punisce con il carcere, la fustigazione e la morte, in quanto anche in questo caso viene seguita la legge della Sharia.

Un caso particolare è invece rappresentato dal Butan in cui, nonostante nel codice penale sia condannata la sodomia ed ogni comportamento contro natura con 1 anno di carcere, non vi sono casi recenti di condanne per tali atti e non è del tutto chiara la posizione del Paese al riguardo.

Altri Stati invece come la Cambogia hanno depenalizzato l’omosessualità e consentono il matrimonio fra persone dello stesso sesso, similmente in Israele in cui non solo è permessa la “coabitazione registrata” che corrisponde di fatto ad un matrimonio, ma è possibile anche richiedere il riconoscimento dei figli esclusivamente per le donne. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_LGBT_in_Asia

Per quanto riguarda invece la situazione in America del Sud, l’unico paese che mantiene tutt’ora illegale l’omosessualità è Guyana, che prevede esclusivamente per atti omosessuali maschili dai 2 ai 10 anni di prigione, fino all’ergastolo. Fra gli altri Paesi le differenze sono riconducibili alla presenza di leggi contro la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale; Bolivia, Cile, Paraguay e Suriname infatti non presentano nessuna legislazione a riguardo, ma spostano l’età del consenso per gli omosessuali a 18 anni.

 https://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_LGBT_in_Sud_America

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