Pena di Morte

Il Pakistan prevede la pena di morte per 27 reati, tra cui, blasfemia, violenza sessuale, atti di terrorismo, sabotaggio di istituzioni strategiche, sabotaggio di reti ferroviarie, attacchi a personale di polizia, seminare odio verso le forze armate, sedizione e reati informatici. La pena capitale è stata estesa anche ad alcune circostanze previste dalla Sharia, come rapporti sessuali extraconiugali e blasfemia.

La legge contro la blasfemia è stata introdotta in Pakistan dal generale Mohammad Zia-ul-Haq nel 1985 e prevede la pena di morte per chi offende il profeta Maometto, altri profeti o le sacre scritture. Benché molte condanne vengano poi respinte in appello dalle alte corti, almeno 32 persone in attesa del processo o assolte dalle accuse sono state massacrate da fanatici religiosi in carcere o nelle stazioni di polizia. La legge sulla blasfemia, oltre che contro le minoranze religiose, è spesso usata da alcuni pakistani per regolare i conti in dispute sulla proprietà. Normalmente, le prove nei casi di blasfemia sono scarse, a parte le dichiarazioni rese da chi accusa un altro.

Emendamenti alla legge sull’adulterio e lo stupro, firmati da Musharraf il 1 dicembre 2006, stabiliscono che i magistrati possano decidere di trattare i casi di stupro in un tribunale civile piuttosto che islamico. La nuova legge inoltre ha abolito la pena di morte e le frustate per i rapporti sessuali extraconiugali, nei tribunali civili. In base alle nuove misure, i rapporti sessuali extraconiugali saranno puniti con la detenzione per cinque anni o una multa di 10.000 rupie.
Nonostante la legge del 2006, in remote aree rurali del Paese dove sistemi tribali e feudali sono ancora dominanti, continua a operare la jirga (giuria) tribale, alla quale la gente ricorre, invece che alla polizia, per la soluzione di dispute inter-tribali e di materie relative all’onore. Secondo le regole tribali, le donne sono considerate proprietà degli uomini e un’accusa di “infedeltà” è punita con la morte. Una donna sospetta di relazioni extraconiugali è dichiarata kari (peccatrice) e l’onore richiede che un membro della famiglia la uccida.
In base ad una legge del 2006, che ha emendato il codice penale, il delitto d’onore è stato equiparato all’omicidio aggravato ma in pratica viene trattato più lievemente che l’omicidio. La legge è cambiata dopo una lunga protesta da parte di gruppi per i diritti delle donne e i diritti umani. Ma questo non ha aiutato a cambiare la situazione. Secondo la Commissione Diritti Umani del Pakistan, sono centinaia le donne uccise ogni anno in Pakistan nel nome dell’“onore”.

Il traffico di bambini può comportare la pena di morte. La morte è l’unica punizione per le persone ritenute colpevoli di stupri di gruppo che coinvolgono minimo 2 o più autori. Il contrabbando di più di 1 chilo di eroina prevede la condanna a morte.
La maggior parte delle condanne a morte dal 1997 sono state emesse da speciali tribunali antiterrorismo istituiti dal Governo dell’allora Primo Ministro Nawaz Sharif per fronteggiare l’aumento di atti terroristici nel paese. Ma questi tribunali sono stati investiti nel tempo del compito di processare anche persone accusate di reati politici o di crimini come stupro di gruppo e violenza sui bambini. Questi tribunali devono terminare il processo entro 7 giorni e 7 giorni è il termine concesso ai condannati per presentare appello, che a sua volta dovrà essere fissato e discusso entro 7 giorni.
L’omicidio comporta una pena identica al tipo e grado di delitto commesso, come previsto dalla legge del taglione, a meno che la famiglia della vittima rinunci alla pena, di solito per una compensazione in denaro (diya) In pratica, per omicidio, la punizione non è quella del taglione ma l’impiccagione.

Il Pakistan si è reso responsabile nel 2006 dell’esecuzione di minorenni al momento del fatto. Il 13 giugno 2006, Mutabar Khan è stato giustiziato nella prigione centrale di Peshawar dopo essere stato condannato per omicidio nel 1998. Mutabar aveva 16 anni al momento dell’arresto nel 1996.
Il 6 giugno, il Ministero dell’Interno gli aveva concesso una proroga di 15 giorni e due giorni dopo la famiglia della vittima aveva concesso il prezzo del sangue poi ritrattato per cui Mutabar è finito sulla forca.
Il 1° luglio 2000, l’allora Presidente Rafiq Tarar aveva promulgato l’Ordinanza sul Sistema della Giustizia Minorile (2000) che abolisce la pena di morte nei confronti dei minori di 18 anni, stabilisce processi ad hoc per i minorenni e autorizza la difesa legale a spese dello stato. Nel dicembre 2001, il Presidente Pervez Musharraf ha emesso un nuovo decreto che commutava in ergastolo tutte le sentenze capitali nei confronti dei minorenni. Il decreto è entrato in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 13 dicembre 2001.
Questi cambiamenti non hanno comunque posto fine alla pena di morte nei confronti dei minori.
La legge del 2000 non era retroattiva; inoltre, poteva essere applicata in tutto il paese eccetto nelle Aree Tribali Provincialmente Amministrate (PATA), perchè all’Ordinanza non è mai seguita come prevede la Costituzione una disposizione in tal senso. Così, mentre nel resto del paese i ragazzi continuano a essere processati da tribunali minorili, nelle aree tribali sono processati come adulti, sono a volte condannati a morte e spesso detenuti in carcere insieme a maggiorenni condannati.
La Commissione Diritti Umani del Pakistan ha registrato almeno 134 esecuzioni nel 2007 e almeno 309 quelle condannate a morte. Nel 2008, erano state giustiziate almeno 36 persone e almeno 159 erano state condannate a morte, un calo già significativo rispetto al 2007.

Nell’aprile 2009, l’Alta Corte di Lahore, nella provincia pakistana del Punjab, ha abolito la pena di morte per le donne e i minorenni sotto processo per traffico di droga. Nel giugno 2009, la Corte Suprema del Pakistan ha raccomandato ai tribunali di avere una cura estrema nell’emettere condanne a morte.
Il 2 novembre 2012, fonti informate hanno riferito al giornale Dawn che il Governo intendeva presentare in Parlamento una proposta di legge per convertire la pena di morte in ergastolo. Secondo le fonti, il Presidente Zardari sarebbe stato intenzionato a ottenere la conversione della pena di morte in carcere a vita prima della fine del Governo del Partito del Popolo Pakistano nel marzo 2013. Tuttavia, il 15 novembre 2012, è avvenuta la prima esecuzione nel Paese dopo quasi quattro anni di moratoria informale voluta dal Presidente Asif Ali Zardari attraverso le direttive di sospensione adottate ogni tre mesi.

Nel 2012, sono state comminate 242 nuove sentenze capitali. Ben 313 persone, tra cui sei donne, sono state condannate a morte da vari tribunali pakistani nel 2011, oltre la metà delle quali (161) condannate per omicidio. Gli altri sono stati accusati di reati quali traffico di droga, sequestro a scopo di estorsione e stupro. Tre persone sono state condannate alla pena capitale per blasfemia.

Il 30 ottobre 2012, il Pakistan è stato sottoposto alla Revisione Periodica Universale del Consiglio per i diritti umani dell’ONU. Il 14 marzo 2013, nella sua risposta alle raccomandazioni ricevute, Zamir Akram, rappresentante permanente del Pakistan a Ginevra, ha detto che non c’era un consenso nazionale sulla abrogazione delle leggi sulla blasfemia e che l’abrogazione della pena di morte era materia di competenza del Parlamento.
Il 20 dicembre 2012, il Pakistan ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

http://www.nessunotocchicaino.it/bancadati/schedastato.php?idcontinente=8&nome=pakistan

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