Pena di Morte

Nel Mali i reati punibili con la morte sono omicidio, terrorismo, rapina aggravata, rapimento, tradimento, sedizione, spionaggio, incendio e distruzione con esplosivi di edifici pubblici, cospirazione contro lo stato e appropriazione indebita di fondi pubblici il cui ammontare sia pari o maggiore a 10 milioni di franchi.

Nel Mali, dopo la fine nel 1991 della dittatura del generale Moussa Traorè durata oltre 23 anni, il primo Presidente eletto democraticamente, Alpha Konarè, che ha guidato il paese per due mandati, ha subito manifestato il suo favore all’abolizione della pena capitale nel paese e il 10 dicembre 1997,in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, ha tramutato in ergastolo tutte le condanne a morte.
Il 16 maggio 2002, praticamente alla fine del suo mandato, il Governo di Konarè ha approvato un decreto di sospensione per due anni delle esecuzioni capitali, facendo sapere che il provvedimento avrebbe fornito l’opportunità di discutere in Parlamento e nel paese sull’abolizione o il mantenimento della pena di morte.
Il 29 maggio 2002, il Presidente Konarè, nove giorni prima della fine del suo mandato, ha anche concesso la grazia all’ex dittatore Moussa Traorè condannato a morte nel 1993 e poi all’ergastolo con l’accusa di aver fatto uccidere più di 150 manifestanti per la democrazia nei giorni precedenti la sua caduta.
Il 22 settembre 2007, nel suo discorso alla Nazione pronunciato in occasione del 47° anniversario dell’Indipendenza, il Presidente Amadou Toumani Touré, riconfermato nell’aprile 2007, aveva preso l’impegno a procedere speditamente alla soppressione della pena capitale nel Paese. Infatti, il 17 ottobre 2007, il governo del Mali aveva approvato il disegno di legge che abolisce la pena di morte, sostituendola con l’ergastolo. “L’abolizione della pena di morte s’inscrive in una linea di rispetto della vita conforme ai valori sacri di umanità, clemenza, compassione e perdono che sono propri della nostra società”, era scritto nel comunicato stampa del Governo.
Il progetto di legge abolizionista ha suscitato un acceso dibattito nell’Assemblea Nazionale del Mali, tra le proteste dei gruppi islamici che sostengono che l’abolizione vada contro i principi islamici. L’11 giugno 2008, l’Imam Boubacar Camara, membro dell’Alto Consiglio Islamico del Mali ha dichiarato che il Consiglio “rifiuta di avallare una decisione giuridica che si oppone a ciò che è stato stabilito da Allah e dal suo Profeta”. “La pena di morte è definita dall’Islam come un atto legittimo di vendetta”, ha aggiunto. “Secondo il Corano la pena di morte permette di preservare la vita umana e l’equilibrio sociale. La sua abolizione aprirebbe la via all’insicurezza, all’anarchia e in generale all’instabilità sociale.”
Il 10 novembre 2010, in riferimento alla fase di impasse nell’iter parlamentare della proposta di legge abolizionista, il Ministro della Giustizia Maharafa Traoré ha detto di considerare “già un successo il fatto che non sia stato ritirato ma si sia deciso di mantenerlo all’ordine del giorno dei lavori dell’Assemblea parlamentare”. Tuttavia, ha detto che il governo sarebbe andato avanti nel processo verso l’abolizione della pena di morte in Mali.
Nel dicembre 2011, per l’ennesima volta, l’Assemblea Nazionale del Mali ha rinviato l’esame della proposta di legge per l’abolizione della pena di morte.
Nel gennaio 2012, un conflitto armato è scoppiato nel nord del Mali, dove i ribelli tuareg hanno preso il controllo ad aprile e dichiarato la secessione di un nuovo Stato, l’Azawad. Il conflitto è stato complicato da un colpo di stato militare che ha avuto luogo a marzo e poi da scontri tra Tuareg e ribelli islamici. La forte pressione internazionale ha però costretto i golpisti ad accelerare il ripristino di un regime democratico e, a tal fine, il 12 aprile Dioncounda Traoré è stato installato come Presidente ad interim. Le elezioni presidenziali (tenute nel luglio-agosto 2013) e quelle legislative (tenute in due turni nel novembre e dicembre 2013), pare abbiano posto fine alla instabilità nel Paese.
Il 2 ottobre 2012, ribelli islamici hanno giustiziato in pubblico nel nord del Mali un uomo accusato di omicidio. La notizia è stata riferita all’Agence France Presse da testimoni che hanno telefonato dalla città di Timbuktu. L’uomo, identificato come Moussa Agh Mohammed, è stato fucilato verso le 5:30 di pomeriggio, in uno spazio compreso tra due edifici municipali e la città antica, hanno detto i testimoni. Un membro del consiglio municipale che ha assistito all’esecuzione ha detto essere state circa cento le persone che hanno assistito alla fucilazione.
Le ultime esecuzioni legali in Mali sono avvenute il 21 agosto 1980, quando sono stati fucilati Mamadou Keita e Karuba Coulibaly, entrambi condannati a morte per omicidio, rapina a mano armata e altri crimini nel 1980. Da allora, tutte le pene capitali sono state commutate in ergastolo tramite la grazia presidenziale.
Almeno 7 condanne a morte sono state pronunciate nel 2013, tutte per omicidio, secondo Amnesty International. Ci sono state almeno 10 condanne a morte nel 2012, almeno 2 nel 2011 e almeno 14 nel 2010.
Il 22 gennaio 2013, il Mali è stato sottoposto alla Revisione Periodica Universale del Consiglio per i diritti umani dell’ONU. Per quanto riguarda la pena di morte, la delegazione del Paese ha detto che nessuna legge era stata ancora adottata per la sua abolizione, anche se un disegno di legge è depositato all’Assemblea Nazionale dal 2008. Ha aggiunto che una moratoria di fatto è stata osservata fin dagli anni ’80 e che tutte le condanne a morte sono state commutate automaticamente in ergastolo. Inoltre, gli sforzi per educare la popolazione del Mali, molto riluttante su questo disegno di legge, sono in corso.
Il 18 dicembre 2014, il Mali ha cosponsorizzato e votato in favore della risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo stesso aveva fatto nel 2008 e nel 2010.

http://www.nessunotocchicaino.it/bancadati/schedastato.php?idcontinente=13&nome=mali

 

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