Pena di morte e tortura in Gambia

Abolita ad aprile 1993, la pena di morte è stata reintrodotta ad agosto 1995 dal Consiglio di Governo Provvisorio delle Forze Armate che avevano preso il potere con un colpo di stato l’anno prima. Un governo “costituzionale” è stato ripristinato nel 1996, quando l’autore del colpo di stato, Yahya Jammeh, si è presentato e ha vinto le elezioni presidenziali.

La nuova Costituzione adottata nel 1996, e entrata in vigore a gennaio del 1997, mantiene la pena di morte. L’articolo 18 (1) prevede la protezione del diritto alla vita in questi termini: “Nessun individuo sarà privato della vita intenzionalmente a eccezione dell’esecuzione di una sentenza di morte decretata da una corte con competenza giuridica per un crimine per il quale la sanzione prevista sia la morte in base alle leggi del Gambia secondo quanto previsto dal comma 2 e a seguito di regolare condanna”. L’articolo 18 (2) stabilisce: “Dall’entrata in vigore di questa costituzione, nessun tribunale in Gambia potrà imporre una condanna a morte per qualsiasi reato senza che la sentenza sia prevista dalla legge e il reato comporti violenza o la somministrazione di una sostanza tossica che comporti la morte di un’altra persona.”

Poiché la pena di morte per traffico di droga era in contrasto con la Costituzione che la ammette solo per i reati che causano la morte, il 4 aprile 2011, i parlamentari del Gambia hanno approvato all’unanimità tre proposte di legge al fine di emendare quelle leggi adottate nell’ottobre del 2010 che estendevano l’applicazione della pena di morte a una serie di reati. Emendamenti sono stati fatti anche al Codice Penale e alla legge del 2007 sul traffico di persone, per renderli compatibili con la Costituzione del 1996. I condannati a morte possono ricorrere alla Corte d’Appello e poi alla Corte Suprema. Come ultima chance, il condannato può chiedere la grazia al Presidente.

Il presidente gambese Yahya Jammeh ha annunciato ad agosto 2012 che “Tutte le pene previste dalla legge saranno mantenute per assicurare che i criminali ricevano ciò che meritano, e cioè che coloro che hanno ucciso vengano uccisi e coloro che meritano di essere messi fuori dalla società vengano messi fuori dalla società, secondo la legge”.

Tra il 23 e il 24 agosto 2012, il Gambia ha ripreso le esecuzioni dopo 31 anni di moratoria di fatto. La sera del 23, otto uomini e una donna sono stati prelevati dalle loro celle nella Mile 2 Prison nei pressi della capitale Banjul, e poco dopo fucilati. Né i prigionieri che sono stati giustiziati né le loro famiglie erano stati avvisati in anticipo delle esecuzioni.

Il 18 dicembre 2014, come nel 2012, 2010, 2008 e 2007 il Gambia si è astenuto sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A marzo 2015 il governo ha respinto la raccomandazione di 13 paesi durante lo Universal Periodic Review, di abolire la pena di morte.

Il regime in Gambia è noto per continue violazioni dei diritti umani. A gennaio 2015 almeno 30 civili sospettati di aver preso parte al tentativo di colpo di stato sono stati trattenuti, ed è stato negato loro l’accesso agli avvocati e alle proprie famiglie. Nel novembre 2014 a ufficiali delle Nazioni Unite che stavano svolgendo un’indagine sull’impiego di torture è stato impedito di accedere alla prigione principale del paese.

A marzo 2015 il relatore speciale delle Nazioni Unite contro la tortura ha scritto nel suo rapporto sul Gambia: «La tortura è brutale e viene praticata mediante pestaggi, scariche elettriche e soffocamento». Alcuni detenuti, poi, hanno denunciato di essere stati costretti a infilare la testa in una busta di plastica piena di acqua bollente e altri liquidi ustionanti.

Le ultime condanne a morte risalgono al 1 aprile 2015, quando tre militari sono stati condannati in relazione all’attacco contro il Palazzo Presidenziale a Banjul, avvenuto il 30 dicembre 2014.  Il Col. Mamadou Sowe, presidente della corte marziale del Gambia, assistito dal giudice Emmanuel Amadi della Corte Suprema e giudice della corte marziale, ha condannato a morte il tenente colonnello Saikou Jarju, il tenente Sanneh, ed il soldato Momodou Njie, ha riportato The Point.

Il 17 luglio 2015 Jammeh ha disposto la ripresa delle esecuzioni, annunciando l’ampliamento del numero dei reati per cui è prevista la pena di morte.

Il presidente Yahya Jammeh rieletto, dagli anni ‘90, in una serie di tornate elettorali puramente formali, esercita il potere con estrema brutalità: torture, processi sommari ed esecuzioni extra-giudiziali di oppositori, attivisti e giornalisti sono all’ordine del giorno.

 

Le forze di sicurezza del governo gambiano sono state responsabili di numerose violazioni dei diritti umani, soprattutto nei confronti degli oppositori del governo, tra cui abusi ed un eccessivo uso della forza per fermare le proteste.

In molti casi una volta arrestati i sospettati, indipendentemente dal loro comportamento aggressivo o meno, vengono minacciati e percossi fino al raggiungimento di una confessione. Gli attivisti dell’opposizione vengono spesso incarcerati senza un giusto processo, per alcuni di loro si registrano persino sparizioni “misteriose” (dal 1994 ad oggi si contano circa 43 presunte sparizioni forzate).

A marzo 2015 il governo ha respinto la raccomandazione di 13 paesi durante lo Universal Periodic Review di abolire la pena di morte.

Gli arresti arbitrari e le detenzioni sono comuni da parte delle forze dell’ordine. Le forze di sicurezza spesso detengono persone senza sospetti o prove che abbiano commesso un crimine e li trattengono al di là dei limiti legali. Alcuni di quelli detenuti arbitrariamente sono trattenuti senza poter comunicare con nessuno per settimane e dopo o scompaiono o sono soggetti ad esecuzioni sommarie.

Human Right Watch  ha documentato decine di abusi, quali torture durante la custodia e la detenzione in condizioni degradanti. Molte sono le tipologie di torture utilizzate dalle forze di sicurezza, tra cui l’utilizzo di scariche elettriche, colpi di bastone, frustate, martelli, spranghe, elettroshock nei genitali, stupro, violenza sessuale, finti seppellimenti.

Alle persone torturate vengono spesso negate le cure mediche e sono tenuti lontani dai contatti con i parenti. Si registrano poi anche torture di tipo psicologico e minacce ad amici e parenti.

Dal 2014 è iniziata poi una persecuzione nei confronti di tutte le persone LGBT.

(http://www.refworld.org/country,,,,GMB,,55fab8164,0.html)

HUMAN RIGHTS WATCH -> REPORT “Stato di terrore” – arresti arbitrari, tortura e uccisioni (17 settembre 2015)

 

 

Fonti:

http://www.nessunotocchicaino.it/bancadati/schedastato.php?idstato=19000018&idcontinente=13

http://www.sapere.it/enciclopedia/G%C3%A0mbia+(Stato).html

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/481279/Ancora-tre- condannati-a- morte-in-Gambia-Amnesty- processati-a- porte-chiuse

http://www.amnesty.it/gambia-la- moratoria-provvisoria- sulle-esecuzioni- non-basta

http://atlasweb.it/2012/08/20/gambia-pena- di-morte %E2%80%9Cindispensabile%E2%80%9D-per-ridurre- crimini-e- terrorismo-579.html

http://www.nigrizia.it/atlante/gambia

http://www.left.it/2015/07/23/dal-gambia- e-vietato- fuggire-se- 21-anni- di-terrore- vi-sembran-pochi/

http://www.cesiimp.com/guida-al- rischio-paese/gambia/violazioni- dei-diritti- umani/

http://www.europinione.it/le-rotte- dei-migranti- il-gambia/

http://rapportoannuale.amnesty.it/2014-2015/aree/africa- subsahariana

https://www.ecoi.net/gambia/nationallaw