Protezione umanitaria a un cittadino maliano a causa di arruolamento forzato (Tribunale Venezia 12/07/16)

Tribunale Ordinario di Venezia, Terza Sezione Civile, ordinanza del 12 luglio 2016 della dott.ssa Carmela Convertini. Caso Mali.

Il Giudice Veneziano ha annullato il provvedimento della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale competente nella parte in cui non ha riconosciuto al richiedente il diritto di soggiorno ai sensi dell’art. 5, comma 6, del D.Lgs.286/98, dichiarando il diritto del medesimo al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari da parte della Questura competente. Diversamente dalla Commissione de qua, il Giudice ha ritenuto credibile la narrazione del richiedente la quale, sebbene non circostanziata, è apparsa fortemente verosimile. L’Autorità, infatti, ha considerato come la persona, pur non essendo scolarizzata, ha cercato di circostanziare come meglio ha potuto la propria storia umana, non cadendo in particolari contraddizioni. Il Giudice, quindi, ha ritenuto verosimile il racconto del richiedente soprattutto nella parte riguardante l’arruolamento forzato cui lo stesso venne sottoposto durante l’invasione dei Tuaregh nel Nord del Mali. Il Giudice, inoltre, ha tenuto in debita considerazione come, aldilà della narrazione dei fatti, la situazione attuale del Mali, non solo nella zona al Nord, sia estremamente precaria e ha dato rilievo a fonti quali la Farnesina, secondo la quale, tutto il Mali, compresa la capitale Bamako, è esposto al rischio di attacchi terroristici ed episodi di violenza.

Per tali ragioni il Giudice ha ritenuto opportuno concedere la protezione umanitaria onde evitare che il richiedente, costretto a rientrare in Mali, potesse trovarsi in una condizione di estrema vulnerabilità idonea a compromettere la sua possibilità di esercitare i diritti fondamentali, legati anche solo alle scelte quotidiane. L’Autorità ha pertanto ritenuto che:

<<(…) atteso il contesto di grave emergenza umanitaria della popolazione maliana e comunque il quadro politico nel suo insieme di generale instabilità, considerato che in Italia il ricorrente è ben integrato, sta studiando l’italiano ed ha un lavoro che diventerà a tempo indeterminato una volta regolarizzata la sua posizione, sono ravvisabili elementi tali da integrare i presupposti per la concessione del permesso per motivi umanitari, poiché si ritiene che anche se tornasse al suo paese di origine “incontrerebbe non solo le difficoltà tipiche di un nuovo radicamento territoriale, ma si troverebbe in una condizione di specifica vulnerabilità” (Cass. 3347/15) idonea a compromettere la sua possibilità di esercitare i diritti fondamentali, legate anche solo alle scelte quotidiane>>.

Massima redatta dal Dott. Gabriele Bettini

Caso Avv. Chiara Pernechele

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