Protezione umanitaria ad un cittadino camerunese perseguitato a casa del suo orientamento sessuale (Sentenza Tribunale Ordinario Venezia 05/11/15)

Tribunale Ordinario di Venezia, Terza Sezione, ordinanza del 5 novembre 2015 della dott.ssa Maria Grazia Balletti.

Il richiedente protezione internazionale è un cittadino del Camerun, perseguitato in ragione del suo orientamento sessuale. Il Camerun punisce penalmente chiunque intrattenga contatti sessuali con persone dello stesso sesso in virtù della sezione 347 del Codice Penale Camerunense.

La Corte di Cassazione, nelle pronunce n. 16417/2007 e anche 15981/12, richiamate da diverse Corti di merito, ha interpretato il concetto di persecuzione come qualsiasi forma di lotta radicale nei confronti di un gruppo sociale, che si attua anche sul piano giuridico, prevedendo la reclusione o pene corporali per chi appartiene a questo determinato gruppo. Va inoltre precisato che essere stati vittima di persecuzione non è un prerequisito per l’ottenimento/riconoscimento dello status di rifugiato e di fatto la fondatezza del timore di persecuzione dev’essere stabilita in base alla valutazione della difficile situazione che il richiedente si troverebbe ad affrontare nell’ipotesi di un ritorno nel paese di origine.

Nonostante il Giudice di prime cure abbia fatto proprie tali premesse in diritto, ha ritenuto che la narrazione relativa alla vicenda, che ha spinto il ricorrente a lasciare il proprio Paese, non fosse plausibile né verosimile, rigettando così sia la domanda di protezione internazionale ex art. 7 del D.lgs 251/2007 che la domanda di protezione sussidiaria ex art. 14 del S.lgs 251/2007 accogliendo, invece, la domanda di protezione umanitaria ai sensi dall’art. 5, co. 6 D.lgs 286/1998, essendo il ricorrente esposto al pericolo di ritorsione per la propria tendenza sessuale. Il rilascio della protezione umanitaria si fonda su “seri motivi” di carattere umanitario o risultanti da obblighi internazionali o costituzionale dello Stato italiano.

In pratica, il Giudice di prime cure ha riconosciuto nel ricorrente un soggetto vulnerabile in quanto nel Paese di origine non è assicurata la protezione dei diritti fondamentali, tra cui la libertà sessuale.

Si consideri tale punto dell’ordinanza richiamata in cui l’Autorità ha dato rilievo all’elemento istruttorio costituito da: <<…una dichiarazione in atti circa la relazione sentimentale di natura omosessuale che l’interessato sta mantenendo e tenuto conto delle potenziali conseguenze del rientro nel paese di origine, ove l’omosessualità è gravemente sanzionata>>.

Considerato che l’orientamento sessuale del ricorrente è stato confermato dall’attuale relazione instaurata in Italia, vi sarebbero stati i presupposti per il riconoscimento di una forma di tutela più ampia, quale quella disciplinata dall’art.7 del D.lgv 251/2007, nell’ipotesi in cui il Giudice avesse dato più importanza all’appartenenza del richiedente ad un gruppo sociale perseguitato, in virtù della propria omosessualità, laddove per persecuzione possiamo intendere anche il trattamento legislativo, giudiziario e amministrativo, riservato a taluni soggetti – come in questo caso, caratterizzati da uno specifico orientamento sessuale o quella normata dall’14 D.lgv 251/2007, se il Giudice avesse considerato maggiormente rilevante il pericolo di persecuzione in generale, indipendentemente dall’appartenenza ad un gruppo determinato.

(redattrice della massima dott.ssa Rosa Scapino; caso a cura dell’avv.ta Chiara Pernechele; con la collaborazione del dott. Davide Buggio)

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