Protezione umanitaria ad un cittadino del Mali stante la situazione di violenza diffusa nel paese (Sentenza Tribunale Ordinario Venezia 05/02/16)

Tribunale Ordinario di Venezia, Terza Sezione Civile, ordinanza del 05 febbraio 2016 della dott.ssa Giuriolo Anita. Caso Mali.

Il ricorrente è un cittadino proveniente dal sud del Mali. Egli si è inizialmente allontanato dal proprio villaggio per essersi opposto alla pratica di mutilazione dei genitali sulla sorella più piccola e per essere, pertanto, entrato in contrasto con le tradizioni familiari. Successivamente, trasferitosi a Bamako, è fuggito per scampare alle violenze e ai disordini perpetrati dalle guerriglie islamiche.

La Commissione Territoriale ha argomentato il rigetto della domanda di protezione internazionale sul presupposto che l’iniziale allontanamento dal villaggio sia stato dettato da mere vicende private e familiari e che, in ogni caso, l’area di provenienza del richiedente non sia interessata da specifici disordini o episodi di violenza.

Il Giudice Istruttore, al contrario, ha ritenuto di riconoscere al ricorrente la tutela umanitaria, ai sensi dell’art. 5 comma 5 D.lgv 286/98, dando rilievo a fonti quali la Farnesina, secondo la quale, tutto il Mali, compresa la capitale Bamako, è esposto al rischio di attacchi terroristici ed episodi di violenza. In particolare, il Giudice ha dato rilievo alla contrapposizione tra le condizioni di vita attuali del richiedente in Italia e quelle che sarebbero le prospettive di un ritorno nel Paese di origine. L’Autorità ha pertanto ritenuto che:

<<(…) atteso il contesto di grave emergenza umanitaria della popolazione maliana e comunque il quadro politico nel suo insieme di generale instabilità, considerato che in Italia il ricorrente è ben integrato, sta studiando l’italiano ed ha un lavoro che diventerà a tempo indeterminato una volta regolarizzata la sua posizione, sono ravvisabili elementi tali da integrare i presupposti per la concessione del permesso per motivi umanitari, poiché si ritiene che anche se tornasse al suo paese di origine “incontrerebbe non solo le difficoltà tipiche di un nuovo radicamento territoriale, ma si troverebbe in una condizione di specifica vulnerabilità” (Cass. 3347/15) idonea a compromettere la sua possibilità di esercitare i diritti fondamentali, legate anche solo alle scelte quotidiane>>.

(redattrice della massima dott.ssa Rosa Scapino; caso a cura dell’avv.ta Chiara Pernechele)

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