Protezione sussidiaria ad un cittadino nigeriano a rischio pena di morte (Sentenza Tribunale Ordinario Venezia 08/01/16)

Tribunale Ordinario di Venezia, Terza Sezione Civile, ordinanza del 08 gennaio 2016 del dott. Schiavon Enrico. Caso Nigeria.

Il ricorrente è un giovane nigeriano, proveniente dalla zona di Lagos. A seguito di una colluttazione, un uomo, pagato per dichiarare il falso e favorire uno zio nell’impossessamento di beni di famiglia, muore. Accusato di omicidio, il ricorrente fugge per evitare la pena di morte, come previsto dal codice penale nigeriano.

La Commissione rigetta qualsiasi forma di protezione, non ritenendo verosimile il racconto e comunque sicura per il ritorno la zona di provenienza del richiedente.

Dall’ordinanza con la quale è stata concessa la protezione sussidiaria emergono due riflessioni importanti: in primo luogo, il Giudice di prime cure ha ribadito come, secondo il principio della Corte di Cassazione, l’autorità debba adempiere ad un dovere istruttorio, volto a considerare la possibilità di riconoscere ogni forma di protezione internazionale, a prescindere dalla tipologia invocata; in secondo luogo, che l’Italia ripugna la pena di morte come sanzione penale e che pertanto va riconosciuta tutela a chi rischia di incorrere in tale trattamento inumano.

Di seguito, degli estratti dell’ordinanza:

<< in particolare, tale dovere di cooperazione istruttoria deve essere rivolto verso tutte le ipotesi di protezione internazionale, nella specie di protezione sussidiaria, previste dal D. Lgs. n. 251/2007, art. 14, non essendo onere del richiedente fornire una precisa qualificazione giuridica della tipologia di misura di protezione invocata (Cass. n. 14998 del 16/07/2015), ed il potere del giudice di cooperare nell’accertamento delle condizioni che consentano allo straniero di godere della protezione internazionale acquisendo anche d’ufficio informazione relative all’ordinamento giuridico e alla situazione politica del paese d’origine si può estendere alla valutazione di quelle circostanze che, sebbene non poste espressamente a base della richiesta di protezione da parte dell’interessato, investano situazioni di rischio di persecuzioni o danni gravi….sia pure allo scopo di escluderne la ricorrenza nel caso concreto (…).

(…) La circostanza, riferita al ricorrente, di essere fuggito dal suo paese per non subire la condanna alla pena di morte per un omicidio di cui lo stesso si sarebbe reso responsabile nel corso di una colluttazione…., non può essere ritenuta causa di esclusione della concessione della protezione sussidiaria ai sensi dell’art. 16, comma 1 lett. b) del d. lgs. n. 251 del 2007, in quanto il cittadino straniero che è imputato di un delitto comune punito nel Paese di origine con la pena di morte, ha diritto al riconoscimento della protezione sussidiaria qualora il giudice abbia fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese d’origine, correrebbe un effettivo rischio di subire un grave danno, in particolare di vedersi infliggere la condanna a morte (v. Cass. 12­02­2015, n. 2830)>>.

(redattrice della massima dott.ssa Rosa Scapino; caso a cura dell’avv.ta Chiara Pernechele )

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