Uno sguardo sul Mali

Situazione storico-politica

Lo Stato del Mali è il più vasto dell’Africa Occidentale ed è caratterizzato dall’assenza di sbocchi sul mare, in quanto si estende tra l’Africa guineana e i massicci del Sahara Centrale.

La sua posizione continentale ha reso ostico lo sviluppo dell’economia francese in epoca coloniale, rendendolo di fatto uno tra i Paesi dell’Africa Occidentale più arretrati economicamente.

La componente geografica più importante è dunque la presenza del fiume Niger, il cui delta si è formato nell’area intermedia del paese, caratterizzato da ampie pianure e zone cicloniche (a bassa pressione) indicatori di periodi di piogge e di cattivo tempo.

Il suo territorio è stato fin dall’epoca antica sede di importanti dinastie, dal potente impero del Ghana (700 d.C.) crollato nel 1076, all’impero del Mali che andò a sostituirsi dal 1235, fino alla conquista marocchina dell’impero dei Songhai nel 1591 che durò circa due secoli.

Dal Diciannovesimo secolo iniziarono le prime esplorazioni europee, ma solo dopo aver superato una forte resistenza da parte di alcune personalità locali, primo fra tutti Samory Touré, la Francia riuscì ad organizzare la prima colonia nell’Alto Senegal-Niger (1899), che comprendeva anche i territori di quella che poi diventerà la colonia del Sudan Francese.¹  Sapere.it ¹

Nel 1960 la Repubblica Sudanese e il Senegal formarono la Federazione del Mali, che ottenne la piena indipendenza il 20 Giugno 1960, successivamente il Senegal si separò e la Repubblica Sudanese prese il nome di Mali, ottenendo una nuova Costituzione (22 Settembre 1960) e l’elezione del primo presidente della nazione Modibo Keita.

La serie di scelte politiche di Keita risultò particolarmente dannosa per l’economia del paese, rendendo decisamente impopolare il regime stesso, tanto che nel 1968 in seguito ad un colpo di Stato militare fu deposto a favore di Moussa Traoré che però, nel 1991 subì la stessa sorte del predecessore. ²

La nuova decisione dei militari fu quella di formare un governo di transizione civile, che portò alle prime elezioni democratiche nel 1992 con Alpha Oumar Konare presidente.³    Mali-wikipedia³

La situazione economica restò comunque molto difficile e ne conseguì una forte insofferenza della popolazione soprattutto giovanile, che esplose nel 1993 in una protesta nella capitale Bamako. Ciò favorì l’attività guerrigliera dei tuareg e di una forza antagonista voluta da Konaré per arginare il fenomeno. La politica di dialogo insieme all’iniziativa militare consentì una progressiva distensione delle parti, finché nel 1996 si assistette al “falò della pace” a Timbuktu, che rese possibile il rientro di migliaia di profughi tuareg. Nonostante le difficoltà organizzative per l’esigua partecipazione della popolazione, nel 1997 si svolsero le elezioni presidenziali in cui fu rieletto Konaré e l’Alleanza per la Democrazia del Mali (ADEMA PASJ), che al termine del secondo mandato nel 2002, per ineleggibilità dovette lasciare spazio ad altri candidati; a sorpresa la popolazione scelse il tenente colonnello Touré, che fu già capo dello Stato per un anno nel 1991.

Nel 2012 al quadro di malcontento generale seguì un colpo di Stato da parte dell’esercito, che determinò una forte instabilità politica e diede modo ai ribelli tuareg di religione islamica di insinuarsi nuovamente; ciò innescò una vera e propria guerra civile che condusse il gruppo fondamentalista al controllo di tutto il nord del Paese, in particolare l’Azawad per la cui indipendenza iniziarono presto a combattere.² (Sapere.it)²

Successivamente gli stessi gruppi islamici Ansar Dine (difensori dell’Islam) e il MUJAO (Movimento per l’unità e la jihad in Africa occidentale) emarginarono il gruppo dei tuareg prendendo pieno potere delle operazioni militari e puntando a Bamako per imporsi su tutto il Paese; situazione che provocò la reazione militare della Francia di Hollande che ancora oggi occupa il territorio al sud del Mali per difendere la capitale dall’offensiva degli insorti.⁴ (Apeninstitute.it)

Situazione educativa, sanitaria e sociale

L’educazione pubblica in Mali è obbligatoria per i 9 anni che intercorrono dai 7 ai 16 anni d’età.

Il sistema comprende 6 anni di educazione primaria a partire dai 7 anni, seguiti poi da 6 anni di istruzione superiore.

Attualmente il tasso d’iscrizione è molto basso per lo più a causa dell’impossibilità delle famiglie di coprire i costi delle uniformi, dei libri e di altre tasse richieste per l’iscrizione.

Il sistema educativo risente oltretutto della scarsità di scuole nelle aeree rurali, così come della carenza di materiale didattico e di insegnanti qualificati adeguatamente ⁵ ; è noto inoltre, che i bambini delle scuole primarie siano facilitati nell’assimilazione delle informazioni se in lingua madre, al contrario la maggior parte di libri e di materiale è disponibile esclusivamente in francese. Da poco tempo a questa parte però, le scuole del Mali hanno iniziato a proporre l’insegnamento nei diversi idiomi africani di appartenenza ai bambini più piccoli.⁶ Our Africa.org

I dati riguardanti le stime di alfabetizzazione in Mali segnalano un’oscillazione dal 27-30% al 46,4% con un indice significativamente più basso per quanto riguarda le donne, che più frequentemente aiutano la famiglia con i lavori domestici perdendo la possibilità di recarsi nelle scuole.⁵ Wikipedia

Il Mali, oltre al problema educativo, è portato a fronteggiare molte sfide relative ad uno stato diffuso di povertà, alla malnutrizione e alle scarse condizioni igieniche e sanitarie; secondo i dati raccolti infatti, la situazione sanitaria e di sviluppo maliana risulta la peggiore nel mondo.

Per migliorare la situazione e ridurre quindi i problemi di salute sono stati effettuati diversi interventi, uno tra i più importanti è un progetto portato avanti da Assa Kayentoo appartenente all’organizzazione AMASSA – Afrique Verte Mali, il cosiddetto “Rebranding Bran” ovvero corsi di formazione per la preparazione di cibi ricchi di nutrienti alle donne maliane.

Il progetto vero e proprio prende il nome di An Be Jigi II che nel linguaggio Bambara significa “Speranza per tutti” e si ripropone l’intento di cambiare in positivo le abitudini alimentari della popolazione introducendo diete che sopperiscano alle carenze riscontrate come ferro e zinco, soprattutto nelle donne e nei bambini molto piccoli.

Stando ai dati, fino all’aprile 2015 circa 290 donne hanno partecipato a questi corsi organizzati (il 94% delle donne) e altrettante 600 famiglie hanno beneficiato di dimostrazioni collettive.

Una grande importanza viene ricoperta dalla presenza dei cereali nella dieta della popolazione maliana, in particolare dal miglio e dal sorgo che provvedono ai ¾ dell’energia totale delle madri.The Guardian

Una grande attenzione viene data all’aspetto alimentare in quanto le attrezzature mediche sono molto limitate, così come la quantità dei medicinali a disposizione; la malaria e altre malattie causate da alcuni insetti, aracnidi e crostacei sono le più diffuse, così come lo sono le infezioni come colera e tubercolosi.

Vi è tuttavia un settore emergente in Mali che include la produzione in larga scala di medicine tradizionali, la cui efficacia è stata provata. Si tratta di medicinali meno costosi che fondano le radici nella già diffusa conoscenza della popolazione maliana e che renderebbe possibile l’espansione dell’industria locale se ricevesse fondi e sostegno con corsi di formazione alle cooperative e agli studiosi locali.⁸ Everyculture.com

Numerosi inoltre, i progetti di associazioni Onlus che puntano alla costruzioni di pozzi con moderne tecnologie, che possano rendere possibile l’estrazione di acqua potabile anche in tutti quei villaggi in cui al momento le uniche fonti di acqua provengono dal fiume, dagli stagni, da paludi e da pozzi tradizionali e che contribuiscono alla diffusione delle malattie.⁹  Sbsociale.org

La popolazione maliana oltre ad avere un tasso molto alto di malnutrizione infantile è anche soggetta ad un tasso molto basso di vaccinazioni.

  • Secondo alcuni dati l’1,9 % della popolazione è affetto da HIV/AIDS e l’85-91% di donne e ragazze maliane ha subito una mutilazione genitale.¹º  Wikipedia¹º

Violazione dei diritti umani

La mutilazioni genitale femminile (FGM) è un fenomeno molto diffuso legato a pratiche tradizionali, che oltre a condurre a problemi fisici gravi è causa di numerose conseguenze psicologiche, in quanto responsabile di un forte trauma che compromette tutto l’arco di vita delle donne che lo subiscono.

Una prassi effettuata solitamente da altre donne su bambine dai 4 ai 14 anni, benché in alcuni Paesi come il Mali le operazioni avvengano anche su bambine di pochi mesi (circa il 29%);¹¹ essendo un vero e proprio rito di iniziazione la mutilazione concede alla donna uno status elevato e chiunque se ne sottrae viene considerato impuro. ¹² Pediatria.it ¹²

Si tratta di un atto discriminatorio che viola palesemente i diritti delle donne ad essere tutelate da violenze ed abusi, che oltre all’umiliazione spesso rischiano di contrarre infezioni talvolta mortali; nel migliore dei casi in seguito all’operazione le bambine hanno a che fare con conseguenze particolarmente dolorose e nondimeno sono maggiormente vulnerabili a contrarre virus dell’HIV, epatite e altre malattie veicolate dal sangue fino ad arrivare anche ad infertilità e ad un’alta probabilità di morte durante il parto.¹¹ Unicef.it ¹¹

Per di più la situazione nel nord del Paese (Azawad) è quanto mai aggravata a causa dei gruppi di Ansar Dine (difensori dell’Islam), Mujao (movimento per l’unicità e la jihad in Africa Occidentale) e Aqmi (maghreb islamico) che controllano il territorio ed impongono una rigida interpretazione della Sharia,la legge islamica, accentuando i casi di esecuzione di pene crudeli e di violazione della libertà e dei diritti universali; a farne le spese sono in larga parte le donne, la cui condizione è peggiorata notevolmente in seguito alla crisi attuale.

Secondo fonti ONU nel 2012 risultano numerosi i casi di ragazzine sotto i 15 anni costrette a matrimoni forzati e alla prostituzione, donne obbligate a risposarsi o vendute per meno di 1000 dollari, a cui si aggiunge la presenza di liste di ragazze con figli fuori dal matrimonio e che per questo motivo potrebbero essere sottoposte a punizioni disumane.¹³ Notiziegeopolitiche.net ¹³

Sono proprio le stesse fazioni di ribelli islamisti inoltre, i maggiori responsabili del reclutamento di bambini soldato, anche se secondo i dati di Amnesty International sarebbero anche truppe filo-governative a raccogliere i minori e ad utilizzarli non solo come combattenti, ma anche come messaggeri, cuochi, sentinelle e spie; nonostante una buona parte venga prelevata dalla famiglia con la forza, molti dei ragazzini si arruolano volontariamente, per poter chiedere lavoro ed aiutare le famiglie in gravissime condizioni di povertà. Cronache internationali.com ¹

Sistema di giustizia

Una tra le problematiche più note e diffuse riguarda un sistema di giustizia fallimentare sotto molti punti di vista; un’istituzione che lascia correre sempre più spesso casi di violenza domestica, che concede quasi esclusivamente diritti agli uomini in caso di divorzio, accetta di buon grado la situazione di mutilazione genitale femminile e che è noto per un’alta percentuale di traffico di esseri umani, soprattutto bambini. Un sistema corrotto che comprende lunghissimi periodi di detenzione nelle prigioni in condizioni misere per chiunque non sia in grado di pagare per il proprio rilascio e la presenza di una larga fetta di polizia corrotta che abusa del proprio potere e che in tante circostanze non rispetta le decisioni giudiziarie; i cittadini più in vista ed un ristretto numero di famiglie hanno quindi il controllo effettivo su militari e gendarmi.

Sono molti i casi di impunità e mancanza di processi per quegli agenti di polizia che invece di arrestare si ritrovano spesso ad uccidere sia i criminali che gli studenti dimostranti durante le manifestazioni.

La sicurezza è affidata a diversi organi; esercito, aviazione, gendarmeria, Guardia Nazionale, Polizia Nazionale e la Direzione Generale della Polizia di Stato (DGSE).

La Guardia Nazionale amministrativamente è sotto il Ministero della Difesa, tuttavia il controllo operativo appartiene al Ministero della Sicurezza Interna e della Protezione Civile, le cui responsabilità riguardano anche il controllo e l’ordine durante disastri naturali o sommosse.

Al di sotto di questi ultimi vi sono la Polizia Nazionale e la gendarmeria che hanno il compito di applicare la legge e mantenere l’ordine rispettivamente nelle zone urbane e in quelle rurali.
Il DGSE ha invece il potere di indagare su qualunque caso e di far arrestare e detenere chiunque per un determinato periodo di tempo a discrezione del direttore generale, cosa che avviene quasi esclusivamente in casi di terrorismo e sicurezza nazionale.

L’organizzazione della Polizia Nazionale avviene in distretti, ognuno dei quali è presenziato da un commissario che fa poi riferimento al direttore della regione e per quanto possa risultare un minimo efficace è compromessa dalla forte mancanza di risorse e di formazione.

Per quanto la costituzione preveda una magistratura indipendente, il potere esecutivo ha da sempre esercitato una fortissima influenza sul sistema giudiziario, che a causa delle poche risorse e della corruzione non riesce a garantire equità e giustizia nei processi.

Specialmente nelle zone rurali oltretutto, vi è una grande difficoltà nel far rispettare gli ordini dati dal tribunale e molto frequentemente sono i capi del villaggio e giudici di pace scelti appositamente, a risolvere le controversie tra gli abitanti del posto; si tratta dunque di un sistema che non garantisce e non provvede al rispetto degli stessi diritti in tutto il Paese.¹⁵  State gov- Sistema di giustizia ¹

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